MASSIMO PODESTA’ – ArteGenova 2019

MASSIMO PODESTA’

ArteGenova C.A.T.S. 2019

Il Melograno Art Gallery

STAND 44

Fiera di Genova
15 – 18 febbraio
Vernissage: giovedì 14 febbraio alle 18.00

Il pittore toscano ci avvolge con una serie di sollecitazioni visive caratterizzate da figure-archetipo, colore, materia e luce che fanno vibrare la superficie smembrandone l’unità in una molteplicità di tessere irregolari, ma perfettamente combacianti, che il serrato gioco delle dissolvenze cromatiche e delle oscillazioni luministiche rendono a-reali. Le modelle cosmiche calcano una passerella astronomica, che ci si presenta come i vecchi marinai che si orientavano solo attraverso le stelle. Il fruitore è chiamato a cercare all’interno del lavoro stesso le indicazioni per non perdersi. La Venus ha conquistato il cosmo collocandosi al di sopra di un crogiuolo di possibilità cerebrali ed energetiche catalizzate dalla luce.
Maurizio Vanni

La sua poetica si basa su una ricerca sperimentale continua. Si definisce un artista cosmico. Lo attrae la materia, il microcosmo e l’infinità dell’universo. Infatti in un suo scritto afferma: «materia, semplice materia, rozza materia, si potrebbe dire; al contrario è qualcosa di cosmico, contiene in sé il mistero dell’universo, è portatrice di energia universale, oserei dire di conclamata spiritualità paradigma dell’umano vivere e dell’esistenza oltre». Quello che vi chiediamo è di non guardare i quadri esposti semplicemente attraverso il gusto personale, ma sforzandovi di allenare il vostro occhio a catturare il gesto, la forza, l’intensità da cui essi sono costituiti.
Carlo Anzilotti

LUCIANA PALAZZOLO – ArteGenova 2019

LUCIANA PALAZZOLO

ArteGenova C.A.T.S. 2019

Il Melograno Art Gallery

STAND 44

Fiera di Genova
15 – 18 febbraio
Vernissage: giovedì 14 febbraio alle 18.00

 

Luciana Palazzolo è nata a Genova 62 anni fa. Giovanissima si trasferisce negli Stati Uniti. Studia fotografia, disegno, pittura e storia dell’arte al Rochester Institute of Technology e al Pratt Institute di New York dove consegue il Bachelors of Fine Arts Degree.
La sua arte riflette una forte influenza dell’esperienza Newyorkese vissuta durante gli anni di fertile attività degli anni settanta e ottanta.
“… La carta è il punto di partenza su cui agisce una gestualità controllata ma imprevedibile. Fortemente improntata al gesto e veicolata dal colore, l’espressività di Palazzolo si riversa sulla superficie del foglio e resta quasi intrappolata nel suo angusto formato. Le numerose carte si configurano come piccole finestre in cui l’artista imprigiona movimento, luce, emotività, secondo meccanismi e associazioni mentali fugaci e irripetibili: un’impressione rapida causata dalle particolari vibrazioni luminose e coloristiche di un’ora del giorno, dalla struttura casuale formata dall’intrico dei rami di un albero spoglio contro il cielo, un profumo, un suono, un ricordo improvvisamente rivissuto. Le lontane e diverse forme che assumono di volta in volta questi stimoli sono l’inesauribile repertorio a cui attinge l’artista. Impossibile vincolare queste percezioni al figurativo. In un progressivo abbandono non solo della rappresentazione mimetica del reale, praticata sporadicamente e mai realmente sentita come sua, ma anche della geometricità della sua produzione iniziale, memore dell’insegnamento di Joseph Albers, Luciana Palazzolo preferisce un’astrazione dal carattere vitale ed esuberante. Come in uno spartito, ogni goccia di colore, ogni pennellata, acquistano una propria evidenza al pari di uno strumento che emette un suono più o meno acuto o grave. Larghe campiture suggeriscono il senso di un tempo lungo, di una durata ampia, mentre lo schizzo di colore, il gesto violento o lieve, intervengono visivamente e psicologicamente ad articolare il discorso, con esiti riconoscibili ma sempre diversi. … Il ritmo di queste opere, fatto di slanci e pause, configura le carte di Luciana Palazzolo come esercizi fisici e mentali in cui l’energia, lasciata fluire liberamente, è poi disciplinata entro il confine netto e limpido di un passe-partout, realizzato con la stessa carta utilizzata per dipingere.”
Giulia Kimberly Colombo

GIANLUCA MOTTO – ArteGenova 2019

GIANLUCA MOTTO

ArteGenova C.A.T.S. 2019

Il Melograno Art Gallery

STAND 44

Fiera di Genova
15 – 18 febbraio
Vernissage: giovedì 14 febbraio alle 18.00

 

 

Gianluca Motto è nato a La Spezia nel 1965. Ha iniziato la sua carriera pittorica frequentando, nella sua città natale, i corsi di Renzo Borella presso l’Officina Botteghe d’Arte.
In breve tempo l’artista emerge nella scena artistica locale attirando l’attenzione di critici e galleristi. Oggi Motto è entrato nel panorama artistico nazionale.

“… e sono i quadri, apparentemente più trattenuti e non formati che permettono a Motto di intraprendere la faticosa ricerca di recuperare un senso, che non sia solo suggestivo, nell’universo delle forme. A mio modo di vedere, è questa la componente più alta della pittura di Motto, quella che richiede la maggiore attenzione e una sorveglianza continua dei propri mezzi e delle proprie condizioni d’ispirazione, un’acuta coscienza del proprio registro espressivo”
Luigi Cocevari-Cussar

“… quella di Motto è poesia del colore, energia del dimensionale mistero dello spazio siderale. Il colore, sopra a tutto, è la parola, il tessuto costitutivo della sua arte”.
Alfredo Pasolino

MAURIZIO BIAGI – ArteGenova 2019

MAURIZIO BIAGI

ArteGenova C.A.T.S. 2019

Il Melograno Art Gallery

STAND 44

Fiera di Genova
15 – 18 febbraio
Vernissage: giovedì 14 febbraio alle 18.00

 

Maurizio Biagi vive all’Impruneta, in provincia di Firenze. Il talento e l’urgenza di creare bussano alla sua porta fin dall’inizio degli anni ’70. Extra lavoro, produce ceramiche e diviene protagonista del Gruppo Pittori Imprunetani, in seguito il gruppo Art Art di cui oggi è consigliere. È degli stessi anni l’incontro con_Gianfranco Mello e la serie di partecipazioni a esposizioni in compagnia di alcuni dei nomi più inportanti degli anni ’80 e ’90. E’ stato segnalato al Premio Pittura di Panzano 1983, vinto da un artista del calibro di_Ugo Attardi. La sua prima personale, nel 1986, ebbe la presentazione di_Carmelo Mezzasalma, oggi Superiore della Comunità di San Leolino che gestisce fra l’altro la Certosa fiorentina.
Scrisse tra l’altro Mezzasalma:
“Perché la pittura di Biagi non nasconde le metafore dell’esistenza, le piaghe del vivere, l’acuto grido della carne: il ritmo del suo canto e il colore che si dispone nell’esatta e cangiante metamorfosi di quel presente l’accende e lo placa nell’intrecci d’un movimento così fisso e mosso al contempo da non tradire mai il fondo della sua espressione. Quel fascio di ginestre, nell’improbabile e pallido cobalto del cielo, nasce da un groviglio di radici naufragate nello spazio profondo e senza nome che rimanda, per opposizione, nell’immobile presenza dell’astro teso a racchiudere le avvolte penombre della natura, una natura della mente e dei sensi._”
Nel 1990 partecipa alla mostra di affreschi su cotto nella Sala d’Armi Buondelmonti all’Impruneta e alla 17^_Rassegna sestese._Espone insieme con artisti quali Silvio Loffredo, Enzo Faraoni, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti, Sergio Scatizzi.
Allo scadere del millennio Maurizio Biagi attraverserà un momento di crisi artistica. “Dal 2000 al 2010 ho prodotto poco, e pensato tanto. Da un lato, il figurativo mi era diventato stretto. Dall’altro, avevo iniziato una riflessione sul secolo appena terminato. Questo secolo in cui gli artisti si erano definitivamente liberati dal vincolo della produzione su commissione. Questo secolo che aveva prodotto l’informale, la pop art, lo spazialismo, l’action painting, il materico… te li dico alla rinfusa, ma sono tutti stili dopo la cui comparsa non ci si può più permettere di dipingere come duecento anni fa. Il mio intento, forse un po’ ambizioso, era diventato quello di trovare una forma stilistica che racchiudesse, che sintetizzasse tutto il ‘900, almeno attraverso e secondo la mia visione.”
Una ricerca, dunque, preparata da anni con cura, riflessioni e continui ripensamenti, ma iniziata realmente intorno al 2012, e che prosegue tuttora. In modo del tutto naturale, quasi come in una dissolvenza incrociata, lo stile di Maurizio è approdato all’informale. Lo spiccato senso del colore di cui parlava Mello, oltre a una continua e autentica meditazione sul pigmento, ha originato le sue opere monocrome. “Sul cotto è possibile fissare il pigmento puro, senza bisogno di solventi. Ci pensi? Pigmento, nient’altro che pigmento. Colore, nient’altro che colore.” Ed ecco i monocromi che in certe sue installazioni sembrano talvolta atomi di un organismo di proporzioni immense. Atomi. Elementi base. Punti di partenza. Mentre i suoi affreschi ci parlano, volendo proseguire la similitudine, di molecole. Più o meno complesse. Che diventano, su grandi superfici, altrettanto grandi molecole organiche. Punti d’arrivo? Non ancora. Il viaggio di Maurizio è ancora lungo e, nonostante le numerose, splendide tappe compiute, promette nuove mete.