Giovedì 23 ottobre alle ore 18.00, presso il Museo di Villa Altieri, prende forma WHO IS ME – Ritornare al Corpo Ferito, un evento che celebra i cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, uno dei più lucidi e controversi intellettuali del Novecento italiano. Attraverso una performance teatrale in anteprima nazionale e una proiezione cinematografica pluripremiata, il progetto restituisce la complessità e l’attualità di una figura che continua a interrogare il nostro presente. A curare il progetto sono Roberta Melasecca, Lucia Bendia, Elia Castello e Sergio Mario Illuminato. WHO IS ME – Ritornare al Corpo Ferito è un’iniziativa di IOSONOVULNERABILE.
PROGRAMMA
Anteprima nazionale della performance teatrale “WHO IS ME”
con Lucia Bendia – Drammaturgia di Elia Castello e Lucia Bendia
Proiezione speciale del cortometraggio “Vulnerare”
di Sergio Mario Illuminato, girato nel 2024 all’interno dell’ex Carcere Pontificio di Velletri, vincitore ai festival di New York, Los Angeles e Tokyo, come miglior regia e miglior film sperimentale.
WHO IS ME – Il corpo e la parola di Pasolini
Scritto nell’estate del 1966 e pubblicato postumo nel 1980 a cura di Enzo Siciliano, Who is me è un testo frammentario, autobiografico e radicale. Pasolini lo concepisce come un’intervista immaginaria a un pubblico americano che conosce il regista ma ignora l’uomo, il poeta, il polemista. Ne nasce un “poema bio-bibliografico”, dove vita e opera si fondono: la poesia giovanile, la narrativa e il cinema diventano le tappe di una stessa inquietudine. La performance di Lucia Bendia non è una rievocazione, ma un ritorno al corpo ferito di Pasolini: un atto di esposizione e vulnerabilità che interroga il rapporto tra arte, identità, carne e pensiero.
VULNERARE – La ferita come luogo di rivelazione
Il cortometraggio Vulnerare, firmato da Sergio Mario Illuminato, è un’opera visiva di forte impatto. Girato in un luogo-simbolo del dolore e della reclusione – l’ex Carcere Pontificio di Velletri – trasforma lo spazio della costrizione in un tempio della fragilità umana. Attraverso immagini in bianco e nero e momenti performativi, il film riflette sulla relazione tra corpo, arte e vulnerabilità: un linguaggio essenziale e poetico che dialoga con Pasolini e con il tema centrale del progetto – la ferita come possibilità di verità.





