Adele Lo Feudo torna a Camo con “Ritorno”: 49 foglie per raccontare memoria e identità
Adele, ritorna.
Personale di pittura
Adele Lo Feudo
a cura di Claudio Lorenzoni
Pinacoteca Civica
Camo | Santo Stefano Belbo
dal 3 al 24 agosto 2025
Ho tra le mani le ultime creazioni di Adele Lo Feudo ed ho appena riletto la e-mail di presentazione che mi ha inviato. Fatemi prendere fiato.
Si narra che nella vita quando le persone o i luoghi sono veramente significativi, si ripresenta sempre la possibilità di ritrovarli. Perché il vento fa il suo giro e ogni cosa prima o poi ritorna. E ogni volta che questo accade si percepisce una sorta di nostos, di ritorno, che trasmette quel senso di circolarità del viaggio dell’esistenza il cui fine ultimo è arrivare a noi stessi.
E’ così è stato. Dopo quasi 10 anni dalla sua prima apparizione in quel di Camo, Adele, con il suo progetto “Ritorno”, torna a casa, torna in quel luogo, torna tra quelle persone. E lo fa con un nuovo progetto, un nuovo lavoro composto da 49 foglie realizzate in sedici mesi su tela e dipinte in tecnica acrilica.
Le foglie, mi scrive, “nascondono un messaggio in cui chiunque potrebbe rivedersi. Un messaggio di memoria, amore per la vita, l’altro e l’arte“.
Con questo progetto Adele ha intrapreso un viaggio molto intimo, partendo da un luogo ben definito, Parantoro, terra di suo padre e dei nonni poi dirigersi verso tutti gli altri posti che in qualche modo l’hanno trattenuta.
Ogni foglia è un volto di una persona che in questo lungo viaggio ha “incontrato”. Ogni persona un paesaggio personale. Ogni volto è un viaggio. Tutte le foglie viaggi che si intrecciano creando una memoria condivisa impregnata di sogni, sacrifici, lacrime e sorrisi.
Ora mi immagino l’albero da cui sono state raccolte le foglie. È un albero collettivo, con un tronco multi vitale ed una corteccia umana, culturale, artistica.
Guardando i suoi lavori, e leggendo la sua presentazione, mi vien spontaneo toccare il tema dei “nostoi“, ovvero dei “ritorni” in greco antico. Anche perchè i “nostoi” non sono solamente un atto fisico narrato nelle vicende eroiche (Ulisse l’esempio supremo), ma anche, e soprattutto, una riflessione sull’identità, la memoria, la riconciliazione con il passato e le ricerca dei luoghi di provenienza.
Il viaggio che ha intrapreso Adele è sì un ritorno: ma il suo obiettivo non è condurre se stessa ad una meta, ma ricondursi in maniera circolare al suo originario punto di partenza: a casa, ma non una casa fisica. Una casa interiore, la conoscenza di sè.
La circolarità del percorso connota il viaggio non come fine a se stesso, ma come funzionale a un’acquisizione di esperienza e di conoscenza superiori: un progresso rilevabile e misurabile soltanto dal confronto con il punto di partenza, cioè facendo ritorno al luogo nel quale Adele può finalmente rispecchiarsi e (ri)conoscere la nuova identità.
Il nostos, in quest’ottica, implica necessariamente anche la nostalgeia, la nostalgia, il “desiderio sofferto di tornare” a casa, per ritrovare le proprie cose, le proprie radici, ma soprattutto se stessi.
È un continuo muoversi il suo, in avanti per il desiderio di tornare indietro. Indietro verso l’archè, l’origine del tutto.
Il viaggio di ritorno è anche quello nel tempo della memoria, nei ricordi che rendono vivo e presente il passato. Per Cesare Pavese “le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla, ora soltanto, per la prima volta“.
Lewis Carroll in Alice attraverso lo specchio si spinge ben oltre facendo dire alla Regina che “è una memoria ben misera quella che ricorda solo ciò che è già avvenuto”.
Così come sono dei nostoi quegli episodi delle nostre vite che magari a distanza di anni si rivelano essere il perpetuo ritorno di quanto abbiamo già vissuto: uguali ma diversi. Perché se il copione sembra lo stesso, ora a essere cambiati, a essere diversi, siamo noi.
Spesso questi ritorni si ripresentano sul nostro cammino come prove da superare, nodi del passato ancora da sciogliere, conflitti rimasti troppo a lungo irrisolti. Se non era buona la prima, la vita ci offre una seconda opportunità. Adele con questo progetto, parafrasando José Saramago, nell’infinità circolarità del suo percorso, ogni meta che ha raggiunto non è che una tappa, l’inizio di un nuovo viaggio. Perché bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.





