Dieci Mini Personali: il Movimento del Guardare Creativo alla Galleria Arianna Sartori di Mantova
ARIANNA SARTORI
ARTE & OBJECT DESIGN
MANTOVA – Via Ippolito Nievo 10 e Via Cappello 17
Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.eu
M.G.C. Movimento del Guardare Creativo
presenta
DIECI MINI PERSONALI
per una condivisione d’intenti
ALFONSO CAMPLONE – ISA CONTI – SIMONETTA D’ALESSANDRO –
FRANCESCO D’APONTE – LAURA DE LELLIS – CONCHITA DE PALMA –
MARILENA EVANGELISTA – MARCO IANNETTI – GRAZIELLA PARLIONE – PAOLA SANTILLI
24 ottobre – 12 novembre 2026
Luogo: Galleria “Arianna Sartori”
Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo 10 e via Cappello 17.
Titolo della mostra: DIECI MINI PERSONALI per una condivisione d’intenti
Mostra a cura di: Gabriella Capodiferro
Inaugurazione: Sabato 24 ottobre ore 17.00 alla presenza degli Artisti
Catalogo: con testo critico a cura di Gabriella Capodiferro, in Galleria
Date: dal 24 ottobre al 12 novembre 2026
Orario di apertura: da Lunedì a Sabato 10.00-12.30/15.30-19.30, chiuso Domenica
Informazioni: Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.eu
Il Movimento del Guardare Creativo (M.G.C.) per la mostra “DIECI MINI PERSONALI per una condivisione d’intenti” ha scelto la Galleria di Arianna Sartori, per la qualità dell’impegno culturale e l’amore autentico che la stessa esprime verso l’Arte e gli artisti, che si inaugurerà Sabato 24 Ottobre alle ore 17.00 a Mantova nelle sale espositive di via Ippolito Nievo 10 e via Cappello 17.
Alle pareti saranno esposte le opere di: Alfonso Camplone, Isa Conti, Simonetta D’Alessandro, Francesco D’Aponte, Laura De Lellis, Conchita De Palma, Marilena Evangelista, Marco Iannetti, Graziella Parlione, Paola Santilli.
Il Movimento del Guardare Creativo è nato a Chieti nel lontano 2012. Questa Mostra, a cura di Gabriella Capodiferro, sarà aperta al pubblico fino a Giovedì 12 novembre 2026, con orario dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, chiuso Domenica.
Per l’occasione è stato stampato un catalogo con testo critico di Gabriella Capodiferro, a cura di Arianna Sartori, fotografie, realizzazione grafica ed impaginazione di Antonio Taricani, e pubblicato da “Arianna Sartori Editore”
Per informazioni: tel. 0376.324260, info@ariannasartori.eu
Dieci mini Personali
di Gabriella Capodiferro
Il titolo di questa Mostra evoca un assurdo, ma anche una sfida.
Dire mostra personale implica la singola esposizione di un solo artista od una sola artista con un congruo numero di opere. Qui invece ce ne sono solo quattro per ciascuno di loro.
Eppure bastano per mostrare la strada intrapresa da ciascuno.
I dieci artisti evidenziano aspetti comuni a tutto il gruppo pur nella contrapposizione tra stili assolutamente personali, nella diversità dei materiali, di tecnica esecutiva, di temi compositivi oltre alla diversità dei riferimenti culturali artistici.
Dall’altra parte si evidenzia una tensione intellettuale che è nello spirito dell’MGC che li presenta, che loro continuano a portare avanti, e che è il rigore linguistico dell’arte.
Le opere in mostra sono opere che ben presentano le personali scelte culturali, sociali, estetiche ed etiche.
Essere in grado di comunicare questi valori in una mini personale è la sfida per dimostrare ancora una volta che credere ai valori veri dell’arte genera la possibilità di essere sé stessi e di essere credibili anche quando ci si presenta con un numero non congruo di opere per una personale a tutto tondo.
Questi dieci artisti dimostrano una unità di atteggiamento etico e creativo rispetto all’operare, ma ognuno ha scelto una propria strada e propone propri temi di ricerca.
Sono queste strade operative così diverse che meritano di essere comprese, per scoprire i motivi che hanno spinto questi artisti a scelte decisive e caratterizzanti.
Nelle pagine a seguire li troveremo con le loro opere e vi porterò a scoprire le scelte strutturali, i temi cromatici e compositivi, il temperamento di ciascuno che rivela un impegno culturale ed artistico convinto ed originale rispetto a certa tendenza dell’oggi.
Camplone Alfonso
L’impegno culturale di questo artista è nella rivisitazione dell’espressionismo astratto tramite la tecnica artistica del collage di frammenti di carta da lui dipinti e da carte da stampa. I temi compositivi ruotano attorno a personaggi che interpretano la condizione del vivere l’oggi, in una condizione di straniamento e di solitudine.
La sua espressività pittorica si manifesta attraverso scelte cromatiche essenziali articolate tra il giallo, il rosso arancio ed il blu e nelle opere mostra anche il bruno in variazione compositiva dei toni.
I personaggi interpretano, come dicevo, la condizione del vivere l’oggi. Condizione che si esaspera nello stare insieme perché si resta lontani con il cuore.
E non bastano certo gli occhiali dei personaggi con il viso giallo per conoscere noi stessi e riconoscere conseguentemente l’altro. Spesso il cuore sarà altrove o addirittura non c’è.
In questa sua sequenza di personaggi è racchiuso tutto il significato che l’artista ha voluto concentrare nel titolo dei quattro personaggi: “Gli occhi guardano ma non vedono, solo il cuore riconosce”.
Che dire del personaggio di “Mi espando” che si trova chiuso dentro dei limiti insuperabili della tela? E ancor più nel “Nudo di donna alla luce” e della sua solitudine e straniamento dal mondo?
Infine abbiamo una conferma attraverso “Il cuore non è un algoritmo”, il grido attualissimo dell’umanità contro l’intelligenza artificiale e la tecnologia esasperata.
Questo è il messaggio di questo artista, che volutamente con la sua pittura ricca di elementi cromatici e materici presenta. Un fare libero e spontaneo per meglio dire le cose del cuore.
Conti Isa
L’artista si presenta con un gruppo di opere che la mostrano libera di muoversi tra elementi evocativi e lirici con una strutturazione compositiva basata su tre elementi chiave: la linea, le superfici e le forme.
Forme sia geometriche che casuali. Forme, colore e linea vengono gestite in senso libero e creativo.
Il prevalere di uno di questi elementi sugli altri genera situazioni strutturali compositive del tutto diverse. La linea prevale in “Gioia del colore” e nel “Notturno”. Il suo percorso, sulla superficie della tela, disegna incontri e ritorni su sé stessa; andare e sostare combinando il suo ritmo. La dinamicità dell’andare di questa linea madre (linea polifonica) crea superfici chiuse – quindi forme – che in “Gioia del colore” fa apparire un paese sotto la neve, mentre nel “Notturno” compare una città di notte.
Quando è il colore ad essere dominante fra gli altri componenti entriamo in un mondo dove si vive nella emozionalità percettiva.
In “Ritmo giallo” la collocazione e la direzione dei tre triangoli gialli diventano i punti fermi di un incontro tra attraverso il tracciato sicuro, pur se invisibile nel movimento dinamico, e le linee.
In “Polifonia della natura” e in “Oltre il confine” il colore crea spazialità evocando luoghi interiori.
È il rosso a creare il luogo di un sottobosco dove ci sono erbe e piante e forme animate che suggeriscono animali piccoli e grandi che pacificamente vivono in questo spazio raccolto che permette l’incontro tra esseri diversi.
Mentre “Oltre il confine” siamo noi, gli spettatori, ad entrare nella scena dove il colore puro del blu prevalente, del giallo e dell’arancio, ci guida verso il mistero dell’oltre, che il blu lascia immaginare appagante e sereno.
D’Alessandro Simonetta
Una architetta professionalmente affermata che ha voluto esplorare il mondo pittorico per riguadagnare colore e disegno oltre a trasformare l’esperienza del materiale costruttivo in creatività emozionale e sensoriale, per riprendere il contatto con l’emozionalità del colore e della linea.
In “Handigarah”, la città ideale di Le Corbusier lei sperimenta la nuova via e l’esperienza del colore sulla struttura della pianta urbanista tracciata dal grande architetto.
Ma la città ora è il ritratto di due emozioni; da una parte l’amore di ieri e di sempre, l’urbanistica, dall’altra la scoperta di potersi dire anche emozionalmente attraverso il colore, usandolo insieme a un materiale comune: il cartone ondulato.
Così quelle strutture architettoniche si trasformano e si arricchiscono di giochi visivi e sensazioni tattili che caricano di nuovi significati la sua creatività.
Ecco le “Variazioni” e soprattutto “Ferite” e “Causa ed effetto”, dove il cartone ondulato viene manipolato come farebbe uno scultore con l’argilla per realizzare incavi e rilievi che il colore accompagna ed esalta con un contrappunto inaspettato di “pitto-scultura” emozionale ed espressiva.
È un importante punto di arrivo di un lungo sperimentare.
L’interesse per il cartone ondulato appare nei suoi lavori del 2023 come un semplice supporto, come concettualità, lasciato intatto per raccogliere nella sua integrità delle figure evocative tracciate con una sanguigna o della terra di Siena.
Poi diventeranno forme e fasce incollate su tela per creare l’effetto visivo delle foreste di bambù e delle risaie; immagini derivanti dai suoi viaggi in estremo Oriente.
Oggi la vediamo convinta di una strada da percorrere fino in fondo per le infinite possibilità creative e per le suggestioni visive che questo suo linguaggio potrà ancora generare.
D’Aponte Francesco
Le sue opere attuali sono il frutto di un incontro con quelle di Emile Nolde, maestro dell’espressionismo tedesco. Questo incontro lo ha spinto a rivedere le sue posizioni artistiche, più rivolte verso suggestioni preimpressionistiche e psico evocative.
La forza espressiva di Nolde lo ha portato ad affrontare colore e gesto con più convincimento e chiarezza, tornando sul colore con franchezza, senza il “velo” di voler essere un figurativo sospeso tra realtà descrittiva ed evocazione. Ed eccoci all’oggi in cui il nostro artista coraggiosamente prende la nuova strada e dà spazio più ampio all’emozione che si afferma attraverso il mistero dei suggerimenti
dell’anima.
Il gesto pittorico evidenzia una maggiore energia nel creare in diretta le mescolanze materiche e cromatiche con cui crea luoghi di una natura più suggerita ed evocata che non descritta e narrata.
Da “Apertura di luce” vitale luminosità che allontana nuvole scure, a “Richiamo” che è una luce calda che rimbalza sul mare per dirci il mistero della potenza di quella luce lontana. È un viaggio di andata e ritorno in cui scopriamo sonorità tonali brulicanti, vitali e dinamiche che ci fanno entrare in un paesaggio più immaginato che reale, più del cuore che non della natura.
Infine “Incandescenza” e “Ultima luce” dove la luce dell’arancio è l’elemento compositivo determinante. La funzione emozionale della presenza dell’arancio nelle due opere è giocata tutta sui timbri diversi dati all’una ed all’altra opera. Nella prima è squillante, si contrasta col buio, lotta per giungere fino al primo piano della composizione, aggredisce ed è drammatica. Un incendio notturno?
Nell’altra ci mette in contatto con un evento imprevisto ed improvviso: un timbro d’arancio fioco altrettanto potente, pur se non illumina sufficientemente tutta la scena. Voce misteriosa che viene dall’alto come a portare un messaggio per l’anima piuttosto che avere il compito di animare il paesaggio notturno, seppure così vero nella sua connotazione di mare e cielo.
De Lellis Laura
La sensibilità verso il sociale in termini di attenzione all’altro, osservazione attenta della condizione umana, amore per l’oggetto trovato che è testimonianza del passaggio o del fare dell’essere umano è la base del suo operare artistico. Queste ultime opere sono una ulteriore conferma dei temi che la ispirano. Stilisticamente potremmo identificarla come una minimalista concettuale. Nella scelta dei materiali con cui si esprime c’è una ricerca appassionata sull’attività degli eventi riguardanti il vivere. Tanta passione che le fa accumulare oggetti, pietre, legni, conchiglie e tanto altro al quale non daremmo alcun peso come fa lei e che parlano delle persone che li hanno usati.
Questo accumulo le serve per ispirarsi, portando alla luce il suo impegno umanitario, ma anche e soprattutto il richiamarsi a cose quotidiane per scoprirne la poesia e adottarle per i suoi pensieri creativi volti a farli divenire immagini emblematiche sul vivere attuale.
In “Cielo di pace” abbiamo un ritratto della testa di sua figlia con la mano atteggiata in una riflessione sul vivere come sospesa. Il dipinto, su tela, lo ha realizzato in un tempo abbastanza lungo dopo vari ritratti su carta.
Il “Cielo di guerra” invece è una tavola non trattata, trovata per strada in un cumulo di scarti di legno per l’edilizia. Anche questo oggetto aspetterà ben due anni per diventare opera. Su di essa sono rimasti i segni di qualcuno, forse un operaio del cantiere, come una striscia in basso che sembra un orizzonte, due lettere senza apparente significato e una sporcatura di grigi. È nel 2024 che lo riprende perché vi legge la realtà drammatica dell’oggi: c’è più di una guerra in atto e decide il suo intervento pittorico. Frottages di bianco che si sovrappone a questi grigi casuali e su segni, o lettere, altrettanto casuali. Il suo intervento aumenta l’emozione della composizione. Lo spirito delle due opere che è dunque lo stesso, porta al progetto grafico di “Ciò che resta”, una installazione in sito che vedremo a Mantova presso la Galleria Sartori.
De Palma Conchita
L’artista dopo alcuni anni di ricerca sull’informale e sulla matericità del colore attenuta con collages di carte veline per studiare il rilievo plastico su tela si è volta al colore con l’interesse alla sperimentazione di Albers: il tono cromatico cambia a seconda di quale altro colore gli è affianco.
Successivamente ha fatto ricerca sulla teoria di Arnheim circa i colori primari e soggettivi. Questa sua sperimentazione l’ha portata verso un linguaggio tutto suo: il colore luce, implicando uno studio puntuale sulla trasparenza cromatica e sulla direzione delle fasce luminose.
In questi ultimi anni di attività artistica giunge ad un esito nuovo: la terza dimensione percettiva. Superfici geometriche piane che per relazione della luce e il colore lasciano spazio all’occhio di percepire la profondità della terza dimensione con la sola presenza di rapporti puramente lineari dovuti ai confini di ogni piano di colore.
Così facendo, le oblique di profondità appaiono come direzioni ma non come rilievo di forme. Sono prevalentemente movimenti obliqui e la presenza delle verticali o orizzontali sono sottomesse e accompagnano questo effetto visivo dei colori più che delle forme. Come vediamo in “Istante subacqueo” ed “Istante solare”. Qui l’orientamento dei raggi luminosi attraversa la superficie della tela, suggeriscono spinte di diversa velocità: in subacqueo, appare lenta e in solare veloce. Il tempo che scandisce i movimenti contrapposti delle due opere favorisce ed accentua la percezione della bidimensione piuttosto che quella della tridimensione.
La quale compare nelle altre due sue opere: “Zaffiro” e “Smeraldo”. In queste due opere abbiamo la preminenza del rilievo per i toni freddi del blu e degli azzurri e nell’altra gli azzurri e i verdi evidenziano il livello percettivo e creano una situazione strutturale di crescita apparente in altezza.
Mentre in “Istante subacqueo” ed “Istante solare” le fasce triangolari della luce compiono spinte contro i limiti del fondo rosso.
Evangelista Marilena
Laureata in medicina si volge all’arte attraverso la passione per le opere dei grandi maestri del passato e la conoscenza della Storia dell’Arte.
L’incontro con l’MGC Movimento del Guardare Creativo le fa scoprire che l’arte visiva ha un suo specifico linguaggio. Linguaggio che comporta non solo una conoscenza sia teorica che pratica per poter comprendere al meglio le sue regole, ma anche il cimentarsi mettendo in pratica tali regole. Così frequenta i corsi di storia dell’arte e da questa esperienza decide di sperimentare con la pittura.
È per lei un crescendo di attività artistica che sfocia in uno stile tutto suo, pur se il medesimo può essere assimilato ad un minimalismo concettuale.
Le opere presenti in mostra, recentissime, ruotano intorno ad un tema compositivo unico che lei ha chiamato “Incontri”.
“Incontri” sviluppa ancora una volta il discorso della Gestalt, scegliendo elementi essenziali per stimolare la percezione visiva. Questi elementi vengono assunti nella loro purezza ed essenza senza riferirsi a dati di raffigurazione, ma solo a un rapporto tra il colore, il movimento e le forme libere, che instaurano un colloquio con la superfice della tela. Osserviamo da subito il colore, che caratterizza il fondo delle quattro superfici, il quale ci avverte di un rapporto tonale a due: arancio pacato e verde morbido; verde mistero e rosso tardo tramonto.
Questo tipo di toni deriva da mescolanze tra i colori secondari del disco cromatico invece che tra mescolanze tra i primari. Ciò implica la valutazione assolutamente soggettiva di interpretazione della regola base e pretende uno studio attento per determinare il colore per gli altri elementi visivi che si muovono sulla superficie, divenuta lugo degli “incontri”.
L’acutezza dell’ago (la linea energetica scura) lascia percepire la velocità della spinta; velocità che viene ridotta od accentuata a seconda della sua collocazione sulla superficie.
Su questo aspetto incide anche lo spessore dato allo stesso.
Gli aghi intrecciano un colloquio dinamico con mezze lune e fogli rossi, con semicerchi spessi o sottili, dando sonorità compositiva all’accordo cromatico tra il colore delle superfici e il colore delle forme.
Iannetti Marco
Giunge a questo nuovo appuntamento della galleria Sartori attraverso un percorso ricco di esperienze culturali artistiche.
Dallo studio dei materiali usati alla definizione compositiva del colore, con articolazioni nuove. Segni e linee lasciano più spazio ai temi cromatici che restano alla base di una gestualità diretta ed espressiva.
In queste recentissime opere il suo amore per la natura lo spinge verso una dimensione spirituale ed evocativa.
Particolarmente lo si nota in “Lascia la tua luce in me” dove un sentire più profondo viene espresso da un monocromo di verdi e azzurro, morbidi e sottotono, che evidenziano un clima di dolce mestizia. La gestualità è allentata e cede il passo tutto al colore che solo a tratti sublima il movimento.
I tratti più blu verde e le tracce segniche dell’arancio sul fondo commentano il clima pittorico ispirato da una esperienza di vita.
Anche in “La via dell’assoluto” il suo indagare sui timbri dei blu e degli azzurri rallentano l’energia del gesto suggerendo un luogo di pensiero e meditazione.
La luce, azzurrissima sulla destra compositiva, appartiene interamente allo spirito della montagna in contrasto con la cupezza dei blu-rossi che cercano di soffocarla.
Ma l’artista non si lascia prendere solo dai pensieri mesti o drammatici ed ecco che riprende in mano la vita.
La “L’estate appassisce silenziosa” ci riporta alla gioia del colore che squilla con tutta la forza della sua brillantezza. Struttura lo spazio della composizione con franchezza, determinandone il percorso e la distanza del vicino-lontano, del salire verso la meta. Quella luce di verde e azzurro dopo le ferite delle linee in rosso.
Il “Figlio della selva” dà spazio a un camminare libero perdendosi gioiosamente tra gli altri per ritrovare la via per salire più in alto fino a quel cielo appena violaceo.
La liricità delle sue opere è tutta nella consapevolezza creativa, attivata in anni di esperienze culturali e di ricerca, sostenuta da un temperamento autentico presente in tutto il suo operare.
Parlione Graziella
Da molti anni si dedica alla pittura, oltre il suo lavoro professionale, scoprendo la possibilità di entrare nell’Arte attraverso la conoscenza del suo specifico linguaggio. Oggi, libera dal lavoro professionale, ha tutta l’energia di dedicarsi all’Arte come espressione del sé. Un sé che ha sviluppato una modalità stilistica concettuale a volte volutamente ermetica.
L’uso dei colori primari è la sua nota personale che esalta la sospensione emozionale delle sue composizioni. Riparte dal suo modo originario di costruire le sue storie: racconti come quello di “Antitesi” o la sospensione spazio temporale di “Speranza”. Alla base di queste ultime opere c’è l’esperienza dello straniamento presente in “Fluttuazione in giallo” e “Fluttuazione in grigio”.
In queste ultime opere il tema compositivo propone il dissidio percettivo tra pieno e vuoto e tra forma e superficie. L’intervento delle texture, ricche di colore e di movimento, rivelano forme quasi aeree generando una sorta di ping pong visivo.
Così le forme appaiono e scompaiono a seconda su quali delle due parti si sofferma lo sguardo.
Così costruite, queste due opere indicano un luogo che accoglie un evento spazio – temporale creando un colloquio visivo intermittente tra forme vuote e texture.
In “Antitesi” il discorso sul conflitto forma superficie viene usato per stimolare la percezione a vedere ognuno dei quattro spazi come chiuso ed aperto e la psiche immagina che i due personaggi (gli oggetti rappresentati) intessono un loro colloquio sull’incontrarsi o separarsi.
In “Speranza” la narrazione è una sospensione tra l’accettazione percettiva della finestra di cielo e il paesaggio straniante rarefatto pieno di solitudine ed abbandono.
La grande area scura sotto la finestra di cielo, tende a non dare separazione ma unità alla composizione. Ciò accade per quell’effetto di ping pong già osservato in “Fluttuazioni”.
La pausa di silenzio, generata dall’oscurità crea lo stretto rapporto emozionale che unisce saldamente le due parti in una sorta di narrazione che indica tempo e luogo.
Santilli Paola
Un’artista da sempre interessatissima alle persone ed al loro modo di atteggiarsi, presenta qui un gruppo di opere dove ricerca l’interiorità dei personaggi attraverso citazioni fisiognomiche senza che diventino mai caricature.
Questo accade per un senso di gioiosa scoperta dei volti e degli atteggiamenti che rivelano il carattere di quelli che incontra.
In lei è presente una felicissima e originale modalità di annotazione dell’aspetto fisiognomico, colto sempre dal vero e alla prima, ma è nel suo studio che segue l’approfondimento psicologico e sociale dei suoi personaggi.
Il contesto compositivo, quali: il taglio delle inquadrature, l’attenta valutazione dello spazio pittorico, la collocazione stessa dei personaggi nella scena ecco li trasforma in ritratti. Sono presenti con i loro pensieri, il loro carattere e le loro emozioni.
Nel caso di “Sospensione” appare il mare da una finestra di una stanza, dove la persona sembra vivere altrove: ricordi lontani o sue riflessioni su accadimenti tra sogno e realtà? Il clima cromatico invita alla dolcezza e l’espressione di quello stato tutto interiore sembra isolarla in un mondo tutto suo.
In “Introspezione” invece, l’isolamento della donna, accolta dalla vibrazione del colore di fondo, ha un carattere del tutto diverso e ci permette di scoprire appieno il diverso stato d’animo del personaggio. Nell’atteggiamento del corpo si nota un senso di abbandono paziente, nello sguardo una mestizia amorevole. Il luogo fisico che la colloca è la sua sedia da regista e la sabbia ocra che le copre i piedi.
“La bagnante con gli occhiali rossi” invece, si isola chiaramente, malgrado sta lì sdraiata a leggere il suo libro, sembra assente dal mondo, ma la bocca stretta in una smorfia denuncia il suo carattere e il suo disappunto per qualcosa che la turba.
Se in questa opera l’atteggiamento è reso prepotente dalla forte spinta prospettica, in “Dietro gli occhiali” sono gli occhiali ed il cappello ad introdurci al temperamento della donna che li indossa. Il fortissimo piano americano che la fa venire in primissimo piano, aiutato dall’orizzonte lontano del mare, fa quasi sentire ciò che sta pensando degli altri che le passano davanti, osservandoli criticamente.





