Opere di Emanuele Gregolin dalla personale Atelier 2005-2025 alla Galleria Biffi Arte, Piacenza

Emanuele Gregolin – Atelier 2005-2025, personali alla Galleria Biffi Arte di Piacenza

Nelle sale dell’Antico Nevaio della Galleria Biffi Arte, Piacenza, si apre la personale di Emanuele Gregolin Atelier 2005- 2025. Interni e oggetti d’artista, a cura di Vera Agosti.

24 ottobre – 22 novembre 2025

inaugurazione venerdì 24 ottobre ore 18.30
Emanuele Gregolin è un raffinato pittore che da vent’anni, all’interno di una vasta e ricca produzione, indaga anche il soggetto dello studio d’artista, luogo fisico e simbolico della creazione, solitamente regno della solitudine, privato e segreto, che si apre allo spettatore attraverso la sua rappresentazione, ricca di citazioni autobiografiche.
La mostra permette di osservare l’evoluzione del tema nella pittura, che procede dalla figurazione dai toni espressionistici al prosciugarsi del linguaggio in chiave astratta, fino a una nuova gestualità più libera e ricca, che esplode nel colore e nella matericità della texture. Esposti 25 pezzi tra tele di medie e grandi dimensioni e carte preziose.
Come scrive la curatrice, ecco un continuo ritorno di elementi che si fanno simbolici: “il tavolo da lavoro; lo sgabello del pittore; la tavolozza che assume le sembianze di un pianoforte a coda, perché la musica è un’altra grande passione dell’autore; la luce, una piccola e semplice lampadina che scende dall’alto _ ricordo dell’uovo di Piero della Francesca e fulcro della composizione; l’umile letto per il riposo. Il pavimento scuro, nudo e scarno, porta le tracce dell’attività e della vita, come un graffito dell’esistenza, su cui aleggiano gli oggetti dimenticati che raccontano le loro storie: l’iPhone per le relazioni e le amicizie; l’indumento intimo per la sessualità; i numeri della data di nascita dell’artista; le lettere significative, la “a” di atelier e la “e” iniziale del suo nome.”
Inizialmente l’atelier si apra alle figure umane, appena accennate, e alla città con le finestre e le porte che danno sull’esterno. Successivamente, le opere si concentrano sull’universo chiuso e le immagini diventano maggiormente astratte e pulite. Si asciugano e si solidificano in un processo sempre più rigoroso che vede le tele diventare forme simboliche pure.
Gli ultimi lavori si focalizzano sui singoli oggetti in primissimo piano. Trionfa il colore, nella sua freschezza: il tubetto del colore ad olio diventa protagonista. La pittura talvolta si fa granulosa, le nature morte lasciano la vanitas per raggiungere un rigore quasi metafisico. Foglie e fiori ridotti all’essenziale, frecce che indicano la strada, macchie di tinta per una nuova affascinante e inedita tavolozza.
Catalogo A60 Edizioni, in mostra.

BIOGRAFIA
Emanuele Gregolin è nato a Milano nel 1972.
Ha compiuto studi d’arte, musica e architettura. È attivo in ambito artistico a partire dal 1990,partecipando a numerose rassegne d’arte e concorsi.
Differenti sono le istituzioni pubbliche e private che hanno dedicato al suo lavoro pubblicazioni ed esposizioni, custodendo sue opere: Museo della Permanente di Milano, Coll. Vittoriale degli Italiani di Gabriele d’Annunzio a Gardone Riviera (BS), Musei civici di Tortona, Coll. Museo Parisi Valle di Maccagno (VA), Spazio civico Natta (Como), Museo Cantonale di Biasca (Svizzera), Cattedrale S. Maria Matricolare (Verona), Coll. Santuario di Lourdes (Verona), Coll. Archivio Storico del Duomo di Verona, Coll. Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici (Milano), Coll. Chiesa di San Carlo (Lugano, Svizzera), Coll. Chiesa dei Santi Silvestro e Martino (Milano), Museo civico della città di Orlando, Florida (USA), Bejing Riverside Art Museum (Cina), Coll. Palazzo Bovara Unione Confcommercio (Milano), Palazzo Partanna EPT (Napoli), Coll. Villa Magnisi (Palermo), Coll. Fondazione Casa per Musicisti Giuseppe Verdi (Milano), Coll. Kiron Villa Arconati Fondazione Augusto Rancilio, Casa Testori (Novate Milanese), Coll. Fondazione Corrente Casa Ernesto Treccani
(Milano), Istituto Auxologico Italiano (Milano), antico Battistero di Velate (Varese)

Emanuele Gregolin. L’intimo spazio della pittura
Una tavolozza sui generis, giallo limone, con macchie di rosso aranciato, azzurro e verde, appena  spremuto dal tubetto, posto in primissimo piano. Su di questa, foglie e fiori ridotti all’essenziale, frecce che indicano la strada. Il dipinto potente e coloratissimo è stato scelto come immagine guida della nuova personale di Emanuele Gregolin dedicata al soggetto degli atelier d’artista presso la Galleria Biffi Arte di Piacenza. Si tratta di uno dei lavori più recenti sull’argomento, in cui spesso il
focus si concentra sui singoli oggetti colti da un punto di vista ravvicinato. In mostra alcune altre nature morte: dalla vanitas, calata nel rosso tanto caro all’artista, alla pittura più granulosa, con forme essenziali che raggiungono un equilibrio e un rigore metafisico.
Lo studio d’artista è il luogo concreto e simbolico della creazione, solitamente regno della solitudine, privato e segreto. Come scrive James Hall nel libro Lo studio d’artista. Una storia culturale, pubblicato in Italia da Einaudi: “Il luogo di lavoro dell’artista è un’entità permeabile e mutevole che ha una relazione simbiotica con le botteghe degli artigiani, le celle dei monaci, gli studi degli eruditi e altri spazi interni ed esterni” come, per esempio, le mura dei palazzi, i giardini e i paesaggi naturali, sino alle caverne nelle quali sono nate le prime prove grafiche dell’uomo. È storicamente un topos della storia dell’arte. Molti artisti infatti l’hanno raffigurato. Tra i capolavori più noti, ricordiamo per esempio il dipinto L’atelier del pittore, allegoria reale che determina sette anni della mia vita artistica e morale di Gustave Courbet del 1854-‘55, denso di richiami personali e metafore.
Anche Gregolin ci permette eccezionalmente di ammirare l’atelier, attraverso la sua rappresentazione, e lo conosciamo nel dettaglio, con numerosi riferimenti autobiografici. Da oltre vent’anni è un tema amatissimo, approfondito nel tempo, spesso con analisi introspettiva. Segue l’evoluzione della pittura, che procede dalla figurazione dai toni espressionistici a una sintesi del linguaggio, fino a una nuova gestualità più libera e ricca, che esplode nel colore e nella matericità della texture.
Si assiste a un continuo ritorno di elementi che si fanno simbolici: il tavolo da lavoro; lo sgabello del pittore; la tavolozza che assume le sembianze di un pianoforte a coda, perché la musica è un’altra grande passione dell’autore; la luce, una piccola e semplice lampadina che scende dall’alto, ricordo dell’uovo di Piero della Francesca e fulcro della composizione; l’umile letto per il riposo. Il pavimento scuro, nudo e scarno, porta le tracce dell’attività e della vita, come un graffito dell’esistenza, su cui aleggiano gli oggetti dimenticati che raccontano le loro storie: l’iPhone per le relazioni e le amicizie; l’indumento intimo per la sessualità; i numeri della data di nascita dell’artista; le lettere significative, la “a” di atelier e la “e” iniziale del suo nome. Dapprima lo studio d’arte si apre alle figure umane, appena accennate, e alla città con le finestre e le porte che danno sull’esterno. Successivamente, le opere si concentrano sull’universo chiuso e le immagini diventano maggiormente astratte e pulite. Si asciugano e si solidificano in un processo sempre più rigoroso che vede le tele diventare forme simboliche pure.
Un viaggio affascinante tra i segreti dell’artista e dell’arte.
Vera Agosti
10.2025

Biffi Arte è parte di Formec Biffi, un’azienda dal cuore lombardo ma attiva sui mercati del mondo. Orientata all’innovazione  e alla sperimentazione del gusto, da sempre Formec Biffi guarda con speciale attenzione al mondo dell’arte, trovando nella sponsorship delle arti un territorio espressivo privilegiato per iniziative pubbliche offerte alla cittadinanza. E lo spirito che la sostiene è il principio per il quale le imprese possono svolgere un ruolo fondamentale per la promozione e la diffusione della cultura, aiutando anche e soprattutto i giovani artisti a diventare protagonisti del loro tempo.
“La forza della nostra Galleria sta nel sodalizio che riesce a ospitare: è l’incontro fra le arti nella pluralità dei loro linguaggi, alla ricerca di percorsi trasversali, inattesi, sempre nuovi.
A questo incontro, estraneo alle logiche del profitto, le porte di Biffi Arte saranno sempre aperte”
Pietro Casella, fondatore di Formec Biffi

Galleria Biffi Arte
galleria@biffarte.it,
www.biffiarte.it
direttore artistico| Carlo Scagnelli
curator| Susanna Gualazzini