Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia: la grande mostra al Mart di Rovereto
GIACOMO BALLA. LO STILE DELL’AVANGUARDIA
OPERE DALLE COLLEZIONI BIAGIOTTI CIGNA
A cura di Beatrice Avanzi e Fabio Benzi
Con il sostegno di Laura Biagiotti
Mart, Rovereto 16 maggio ― 18 ottobre 2026
Il Mart presenta per la prima volta in Italia una delle maggiori collezioni private monografiche al mondo: la raccolta completa di opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna. Tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, 240 opere dialogano con selezionate tele e materiali d’archivio del museo di Rovereto. In mostra anche il coloratissimo Genio Futurista, la più grande opera realizzata da Balla.
Con questo progetto il Mart e Biagiotti celebrano un’utopia divenuta forma. Un viaggio alla riscoperta di quella forza visionaria e contagiosa che ha segnato l’alba della modernità italiana.
Biagiotti e Mart: una sinergia virtuosa
“Laura intuì immediatamente questa torsione moderna del grande artista, e ne comprese il parallelismo col suo mestiere. Comprese anche che il suo atto creativo era profondamente rivoluzionario perché era stato il primo artista, e il più complesso, ad articolare questa fusione tra arte e moda, soprattutto proiettandola nel panorama delle avanguardie storiche”
Fabio Benzi
Esattamente 40 anni fa, nel 1986, la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti visitò una mostra alla Galleria Chimera di Roma che presentava opere di Giacomo Balla e delle figlie Elica e Luce. Da quel momento, fino alla scomparsa nel 2017, Laura Biagiotti acquisì e valorizzò con continuità e passione le opere di Giacomo Balla, divenendo, insieme al marito Gianni Cigna, la sua maggiore collezionista privata.
Le opere raccolte nel primo decennio, precisamente fino al 1996, anno della scomparsa del marito, appartengono oggi alla Fondazione Biagiotti Cigna che garantisce l’integrità e la memoria di un collezionismo illuminato, di un mecenatismo generoso.
Memorie ed affetti che sono state mantenute e promosse attraverso ulteriori esposizioni e acquisizioni di opere di Giacomo Balla facenti parte della Collezione Laura Biagiotti.
Un’attività di mecenatismo e filantropica che prosegue grazie all’impegno della figlia Lavinia Biagiotti Cigna, al timone dell’azienda di famiglia.
Ad occuparsi delle opere di Balla per la famiglia Biagiotti è il direttore artistico della Fondazione, il professor Fabio Benzi, che cura insieme a Beatrice Avanzi, responsabile dell’ufficio mostre del Mart di Rovereto, la grande mostra Giacomo Balla. Lo stile dell’Avanguardia, dal 16 maggio al 18 ottobre.
Per la prima volta in Italia nella sua interezza, la presentazione del nucleo di opere “Balla/Biagiotti” a Rovereto non è casuale. Il progetto corrisponde precisamente alla vocazione del Mart, consolidando una continuità narrativa che vede nel museo trentino il luogo d’elezione per la valorizzazione dell’avanguardia futurista.
Le opere della Collezione Laura Biagiotti e della Fondazione Biagiotti Cigna dialogano con un patrimonio da sempre rivolto all’approfondimento delle vicende italiane del XX secolo, con particolare attenzione al futurismo e all’opera di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al museo stesso. Inoltre, questa sinergia sottolinea l’impegno costante del Mart nel tessere dialoghi tra collezionismo privato e pubblico, con l’obiettivo di valorizzare significativi patrimoni culturali.
Arte totale
“Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”
Ricostruzione futurista dell’universo, 1915
L’intuizione di Laura Biagiotti ha permesso di raccogliere il nucleo più consistente di opere di Giacomo Balla, dagli esordi divisionisti alle opere astratte, dai bozzetti agli arredi, passando per le grandi tele e i disegni. Laura Biagiotti fu anche la prima a riconoscere il valore delle opere figurative realizzate da Balla negli anni Trenta, fino ad allora poco valorizzate. Appassionata studiosa dell’artista, molto attenta al suo processo creativo e rispettosa delle sue idee, Biagiotti colse in Balla la coerente e costante attenzione alla moda e al suo ruolo nella cultura di massa e nei linguaggi della comunicazione.
Se nel 1915, insieme all’amico Depero, Balla teorizzò la celebre Ricostruzione futurista dell’universo, il Vestito antineutrale di Balla è dell’anno precedente.
Vero e proprio manifesto della moda futurista, il manoscritto originale fu acquistato da Laura Biagiotti ed è oggi presente in mostra insieme al manifesto della Ricostruzione, appartenente ai fondi del Mart.
Entrambi questi pilastri teorici segnano il passaggio del movimento futurista da semplice corrente artistica a vero e proprio stile di vita, alla ricerca dell’arte totale.
Con l’intenzione di abbattere le gerarchie tra le arti, Balla trasferisce ben presto il suo repertorio artistico – i cunei e i vortici delle “velocità d’automobile”, gli arabeschi astratti degli “stati d’animo” – dalla pittura all’arredo e agli oggetti; con le stesse forme tratta mobili, suppellettili e costume, trasformando l’ordinaria quotidianità con il suo dinamismo.
Appartiene al nucleo di opere della collezione Laura Biagiotti anche il Genio futurista, la più grande opera mai realizzata da Balla: un coloratissimo olio su tela d’arazzo, ampio circa 4 metri e alto quasi 3 metri. Del 1925, fu presentato a Parigi in occasione dell’Esposizione universale di arti decorative e industriali moderne.
In mostra anche oggetti, mobili, arazzi, paralumi; studi per sciarpe, cravatte, cappelli, ricami; testimonianze di una produzione che ha impegnato l’artista per tutta la vita. Un laboratorio creativo senza limiti che ha ispirato le grandi avanguardie europee, come il Bauhaus.
A cura dello studio torinese Officina delle Idee, l’allestimento accoglie il pubblico con una suggestiva sala introduttiva nella quale campeggiano grafiche colorate e geometrie semplici, ispirate alle opere di Balla. Tra gigantografie, grafiche, apparati didascalici e testi a parete, il percorso cronologico è suddiviso in cinque sezioni tematiche: Divisionismo, Futurismo, La moda futurista, Ricostruzione futurista dell’universo, Una nuova figurazione moderna. Fanno da contrappunto i corner colorati e dinamici dedicati all’arte totale nei quali trovano collocazione mobili e oggetti.
Biagiotti. Disegnare il futuro tra arte e moda
“Ho mutuato da mia madre Laura la passione per il futurismo e per Giacomo Balla, per i colori e le forme energizzanti, per le geniali intuizioni avanguardiste.
La ricostruzione futurista dell’universo passa attraverso la creatività, non solo attraverso la tecnologia, e suggerisce un nuovo atteggiamento, creativo, dinamico e fiducioso.
Per disegnare il futuro, ogni giorno”
Lavinia Biagiotti Cigna
Per Biagiotti, il rapporto tra arte e moda non si configura come semplice dialogo tra linguaggi, ma come convergenza originaria di visione.
Fin dall’intuizione fondativa di Laura Biagiotti, la moda è stata intesa come forma culturale complessa, capace di assorbire e rielaborare le tensioni del proprio tempo, traducendole in segni, materie e costruzioni. Dall’ispirazione alla tutela di opere e monumenti, arte e moda intrecciano dialoghi, sensibilità e visioni, in un campo di ricerca aperto, fertile, ancora oggi in evoluzione.
Il connubio arte-moda si è progressivamente affermato come una delle forme più significative della cultura contemporanea, trovando una prima, radicale espressione nel Futurismo. Nell’opera di Giacomo Balla — e nella “ricostruzione futurista dell’universo” elaborata con Fortunato Depero — prende forma una visione in cui l’estetica investe integralmente la vita, anticipando dinamiche che attraverseranno l’arte del secondo Novecento.
In questo contesto, la moda diventa parte attiva di un progetto culturale: Balla stesso la interpreta come gesto creativo e comportamentale, capace di trasmettere energia, dinamismo e proiezione verso il futuro — come testimonia, in forma esemplare, l’invenzione del “modificante”, dispositivo mobile e trasformativo che introduce nell’abito una dimensione nuova, ludica e vitale.
L’idea di “arte totale” — volta a superare le gerarchie tra le arti e a restituire unità all’esperienza estetica — trova nel percorso Biagiotti una continuità autentica: non come citazione, ma come pratica. La costruzione delle collezioni Balla si configura così come atto di pensiero, prima ancora che di conservazione: un dispositivo culturale attraverso cui il passato viene interrogato e riattivato nel presente.
In questo orizzonte, il mecenatismo assume il valore di una responsabilità attiva: non solo tutela del patrimonio, ma generazione di contesti, relazioni e nuove possibilità di senso. La moda, lungi dall’essere ancillare, si afferma come uno dei suoi strumenti più efficaci, capace di rendere tangibile e condivisibile ciò che nasce come intuizione artistica. Come l’arte, essa è in continuo movimento ed evoluzione, e ogni collezione si arricchisce di nuove idee, suggerendo una costante messa a fuoco del futuro prossimo.
La collezione Primavera-Estate 2026, The Art of Fashion, si inserisce in questa traiettoria come espressione compiuta di un pensiero in atto: ispirata al dinamismo luminoso della farfalla di Balla, ne assume il valore simbolico di metamorfosi, traducendo in forma la tensione tra leggerezza e costruzione, tra movimento e permanenza.
Disegnare il futuro, in questa prospettiva, non significa anticipare il tempo, ma abitarlo con consapevolezza. La moda — memoria e futuro, radici e ali — è chiamata a farsi linguaggio universale e strumento di educazione al bello e alla qualità della vita, contribuendo a un ri-orientamento etico in cui estetica e sostenibilità trovino una nuova convergenza.
Il catalogo
La mostra è completata da un catalogo ampiamente illustrato, edito da Silvana Editoriale con la riproduzione di un nucleo organico e straordinario di opere provenienti dalla Collezione Laura Biagiotti e dalla Fondazione Biagiotti Cigna, qui riunite in un dialogo che ne rivela la profonda coerenza e vitalità. Per l’occasione viene ripubblicato il testo che Laura Biagiotti scrisse in occasione della grande mostra al Puškin di Mosca con la quale, nel 1996, la collezione venne presentata per la prima volta.
Il volume comprende, inoltre: un testo di approfondimento sulla storia del collezionismo Biagiotti e un saggio su Giacomo Balla redatti dal curatore Fabio Benzi; un saggio sulla Ricostruzione futurista dell’universo di Balla e Depero, a firma del responsabile della Casa d’Arte Futurista Depero, Federico Zanoner; testi introduttivi sulle sezioni della mostra del Mart, a cura di Beatrice Avanzi e i consueti apparati bibliobiografici.
Lavinia Biagiotti Cigna
Imprenditrice e stilista, Lavinia Biagiotti Cigna rappresenta la terza generazione di donne alla guida della maison fondata nel 1965 da Delia Biagiotti. Vive e lavora a Roma, nel Castello Marco Simone, dimora storica dell’XI secolo e sede del gruppo, attorno alla quale si sviluppa il Marco Simone Golf & Country Club.
Nel 2017, dopo la scomparsa della madre Laura Biagiotti, Lavinia Biagiotti Cigna diventa Presidente e CEO di Biagiotti Group e Presidente del Marco Simone Golf & Country Club.
Lavinia Biagiotti Cigna è stata la prima imprenditrice a portare in Italia la Ryder Cup, il più importante evento mondiale del golf, in un’edizione diventata leggendaria e tenutasi nel settembre 2023 al Marco Simone Golf & Country Club. Un risultato storico per il nostro Paese, frutto di una visione pionieristica capace di unire sport, istituzioni, territorio e Made in Italy in un progetto internazionale senza precedenti.
Lavinia sostiene e promuove lo sviluppo del territorio e una visione contemporanea del Made in Italy, portando avanti un patrimonio di valori orientato al progresso, alla cultura e al futuro.
Da sempre impegnata nel dialogo tra moda, arte e istituzioni culturali, promuove importanti attività di mecenatismo e valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Nel settembre 2020 realizza una grande sfilata in Piazza del Campidoglio annunciando il restauro della Fontana della Dea Roma. Nel 2021 sostiene il restauro delle otto monumentali tele barocche del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e sponsorizza la mostra “Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno” al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, progetto multimediale e altamente innovativo dedicato all’universo creativo di Giacomo Balla. Nel 2026 sostiene il Mart di Rovereto nella realizzazione della mostra “Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna”.
Negli anni firma numerosi progetti speciali che uniscono moda e cultura, presentando le collezioni Laura Biagiotti in luoghi simbolo della cultura italiana come il Museo dell’Ara Pacis, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la Centrale Montemartini e il Piccolo Teatro di Milano, dove nel febbraio 2023 celebra i venticinque anni di collaborazione tra la maison e una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane.
Tra le prime imprenditrici ad aver valorizzato la sinergia tra moda e sport come espressioni complementari del Made in Italy, Lavinia Biagiotti Cigna porta avanti una visione che unisce eleganza, performance, innovazione e territorio. Già nell’ottobre 2000, per il finale della sfilata Laura Biagiotti, numerosi campioni delle Olimpiadi di Sydney sfilarono avvolti in un tricolore di cashmere, dando vita a un’immagine diventata simbolo dell’incontro tra sport e moda italiana. Un dialogo che continua ancora oggi attraverso collaborazioni, eventi internazionali e progetti culturali.
Attraverso la moda, l’arte, lo sport e il mecenatismo culturale, Lavinia Biagiotti Cigna prosegue il percorso della maison con una visione contemporanea e internazionale, fedele al motto che guida il gruppo: “Designing the Future”.
Il percorso della mostra nei testi di sala
Il Mart presenta, per la prima volta nella sua completezza, le opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna.
La mostra pone in dialogo questa straordinaria raccolta (il maggior nucleo di opere di Balla, quasi 250, oggi esistente) con alcune opere delle Collezioni del Mart, da sempre votato all’approfondimento dell’avanguardia futurista e, in particolare, di Giacomo Balla e di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al Museo.
Il primo nucleo della collezione fu acquisito nel 1986 da Laura Biagiotti e da suo marito Gianni Cigna direttamente dalle figlie di Balla, che divennero in breve loro amiche. Esso fu attribuito dalla famiglia, dopo la morte di Gianni Cigna avvenuta nel 1996, alla Fondazione Biagiotti Cigna.
Seguendo la propria passione di stilista, Laura Biagiotti focalizzò le prime acquisizioni sulla moda d’avanguardia, di cui Giacomo Balla fu inventore e alchimista, espressione della velocità del gusto che si evolve rapidamente seguendo le oscillazioni della modernità, perfetta metafora della moda come del Futurismo.
La collezione è singolare, quasi unica nella sua struttura. Concentrata sulla personalità di un unico artista, ne enuclea il pensiero in corso di svolgimento, percorrendone le tappe, gli ostacoli, le vittorie. Un diario di esperienze e di studi che dialogano e rivelano con nitidezza la ricerca di forme nuove e straordinarie.
Laura Biagiotti ha seguito una ricerca molto personale. Non ha realizzato una collezione eminentemente di quadri, ma un percorso in cui le opere, centinaia, si aggiungevano come parole in una frase, come frasi in un discorso. Un puzzle, un circuito che leggesse e contenesse tutte le sfumature del pensiero dell’artista, accrescendolo vieppiù con i pezzi mancanti. Affinché alla fine producesse un ritratto completo dell’artista in tutte le sue fasi: partendo dal disegno minuto, dall’appunto, fino ad arrivare all’opera più grande da lui mai realizzata (Genio Futurista).
Divisionismo
Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958) si interessa precocemente alla fotografia grazie al padre Giovanni, chimico e fotografo, e all’amico Oreste Bertieri. Attraverso quest’ultimo conosce Giuseppe Pellizza da Volpedo, uno dei protagonisti della pittura divisionista.
Quando Balla si trasferisce a Roma, nel 1895, la ricerca fotografica e il linguaggio divisionista – fondato sulle leggi scientifiche della percezione ottica e sulla scomposizione dei colori – sono al centro dei suoi studi.
Le sue prime prove pittoriche si concentrano su ritratti e paesaggi, caratterizzati da tagli originali e dalla scomposizione della luce attraverso una stesura pittorica a sottili filamenti di colore.
Nei primi anni del Novecento sono numerosi i ritratti della moglie Elisa, spesso ripresa en plein air come nei pastelli Elisa nella campagna romana e La fidanzata al Pincio, studio per l’omonimo dipinto, dove il sapiente studio di luci e ombre è affidato a una gamma ridotta di pastelli.
Il parco di Villa Borghese, che Balla poteva osservare dalla sua abitazione, è il luogo prediletto per le sue ricerche luministiche. Queste vedute sono talvolta in forma di trittico, eredità della tradizione divisionista ottocentesca, e presentano accenti lirici e spiritualistici che riflettono un’interpretazione panica della natura. In La siepe di Villa Borghese l’artista raggiunge esiti di radicale sperimentazione, anticipando le ricerche futuriste e avvicinandosi all’astrazione. Prova di una profonda capacità di innovazione è anche Autospalla, un autoritratto che isola, con taglio inedito, una parte del corpo, dando vita a una delle opere più originali di inizio secolo.
Divenuto capofila del Divisionismo romano, Balla accoglie nel suo studio i giovani allievi Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi, che diverranno, con il Maestro, protagonisti del Futurismo.
Futurismo
Nell’aprile del 1910 Balla sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi, una dichiarazione di rinnovamento artistico contro “ogni religione del passato”, basata sull’esaltazione della “radiosa magnificenza del futuro”. Nel successivo Manifesto tecnico vengono chiariti i caratteri della pittura futurista: essa intende “rendere e magnificare” i “miracoli della vita contemporanea”, rappresentando la “sensazione dinamica” che deriva dall’incessante divenire delle metropoli.
Per Balla rimane centrale l’analisi della luce che, associata al movimento, “distrugge la materialità dei corpi” e modifica la percezione della realtà.
Nel 1912 l’artista interpreta questa nuova poetica in una serie di dipinti dove l’analisi del dinamismo è resa attraverso l’immagine in sequenza, ispirata alle sperimentazioni fotografiche di Muybridge e Marey. Nello stesso periodo elabora la serie delle Compenetrazioni iridescenti, dove studia l’irradiarsi della luce attraverso sequenze di triangoli, rombi e losanghe, scomposti nei colori dell’iride. Queste opere, oggi riconosciute come una delle prime prove di astrattismo geometrico, aprono la strada alla piena maturazione del linguaggio futurista nella serie Velocità di automobili, fino alle Velocità astratte del 1913-1914. Qui il movimento si traduce in composizioni di linee che si intersecano con vortici, cunei e triangoli, volti a indicare la velocità dei mezzi meccanici e la loro compenetrazione con il paesaggio urbano.
Negli anni successivi tale ricerca si evolve in forme astratte che esprimono sulla tela stati d’animo ed emozioni, spesso suscitate dalla natura, come in Linee di forza di paesaggio maiolicato (1917-1918).
La moda futurista
Nel 1914 Balla estende la sua ricerca all’ambito della moda, firmando il Manifesto del vestito antineutrale. Lo scritto viene pubblicato prima in francese, con il titolo Le vêtement masculin futuriste, il 20 maggio 1914, e successivamente in italiano con alcune modifiche legate all’ideologia interventista dei futuristi.
Già nel 1912, durante il soggiorno presso la famiglia Löwenstein a Düsseldorf, Balla aveva creato abiti futuristi di sua invenzione per sé e per gli amici. Egli intuisce dunque precocemente la portata rivoluzionaria della moda e la sua capacità di diffusione di una nuova estetica nella società di massa.
La Collezione Laura Biagiotti e la Fondazione Biagiotti Cigna conservano il nucleo più importante di creazioni di Balla sul tema della moda: un ricchissimo repertorio di invenzioni, una vera e propria “esplosione” di forme e colori che trasformano abiti, borse, cravatte, foulard con “iridescenze entusiasmanti”. Numerosi sono gli studi per ricami e decori di stoffe, rimasti per lo più a livello progettuale o realizzati con la collaborazione delle figlie, come il gilet ricamato da Luce con motivi astratti derivati dal nome Balla. Particolarmente significativa è anche la presenza di modificanti: accessori mobili in stoffa per “inventare ad ogni momento un nuovo vestito”.
Alle forme astratto-dinamiche si affiancano, a partire dalla fine degli anni Dieci, decori più figurativi, spesso ispirati alla natura, come le fantasiose, coloratissime Futurfarfalle o brani di paesaggio dai colori più sobri (Luce tra i pini, Progetto per scialle in tulle per Benedetta Cappa Marinetti).
Ricostruzione futurista dell’universo
“Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente”.
Con questa dichiarazione si apre il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, firmato l’11 aprile 1915 da Giacomo Balla e dal giovane Fortunato Depero, giunto a Roma da Rovereto nel 1913. L’incontro tra i due artisti è determinante non solo per la trasformazione e il rinnovamento del movimento futurista, ma anche perché rappresenta un momento cruciale nell’opera di Depero. Le sue ricerche sul superamento del quadro e la creazione di “complessi plastico-mobili”, teorizzati nello scritto Complessità plastica. Gioco libero futurista (1914), anticipano alcuni contenuti del Manifesto pubblicato l’anno seguente.
Balla e Depero condividono la volontà di estendere l’estetica futurista a tutti i campi della vita, dalla decorazione di ambienti all’abbigliamento, dal teatro al cinema, annullando i confini tra arti maggiori e arti applicate, secondo una concezione di “arte totale” che influenzerà gli sviluppi delle avanguardie in tutta Europa.
Balla declina le forme astratte della sua pittura in oggetti d’arredo (arazzi, mobili, suppellettili), vestiario (gilet, cravatte, abiti), progetti per ambienti (il Bal Tic Tac a Roma, 1921), spettacoli teatrali (Feu d’artifice, 1916).
Questa trasformazione estetica della realtà quotidiana trova la sua realizzazione più significativa nella casa che l’artista progetta dapprima in via Nicolò Porpora, aprendola al pubblico la domenica pomeriggio, e poi in via Oslavia a Roma. Come ricorda Francesco Cangiullo, la sua abitazione era una casa-studio “tutta iridescente e scintillante di colori”.
Una nuova figurazione moderna
Alla fine degli anni Venti Balla abbandona progressivamente il Futurismo per un ritorno alla figurazione che, tuttavia, si distingue dai movimenti di “ritorno all’ordine” di quel periodo, scegliendo ancora una volta una via di ricerca originale. Questa stagione, spesso trascurata o fraintesa dalla critica, solo di recente è stata oggetto di un’attenta rivalutazione.
Le circostanze dell’abbandono del Futurismo da parte di Balla non sono del tutto chiare. I primi disaccordi con Marinetti nascono intorno al 1931, quando il capofila del movimento pubblica il Manifesto dell’arte sacra futurista, al quale Balla, anticlericale convinto, è contrario. Nel marzo 1932 l’artista partecipa per l’ultima volta a una mostra futurista, al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Già dalla fine del decennio precedente, Balla stava sperimentando la pittura realista in paesaggi e ritratti di carattere privato o su committenza. Nel patio (1926) è un esempio di questo nuovo stile: il dipinto, che rappresenta la figlia Luce nel patio moresco di villa Ambron, a Valle Giulia, è ispirato al glamour delle riviste di moda e delle fotografie di dive del cinema. Per l’artista, queste immagini patinate incarnano l’immaginario moderno e rappresentano, dunque, un modo per rinnovare il mito della modernità del Futurismo, prefigurando una cultura pop che si rivolge a un pubblico di massa, giungendo in alcuni quadri (Luce estiva) a rappresentare la “retinatura” dei rotocalchi di attualità con una rete metallica applicata alla tela.
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