Locandina della mostra personale “Resistenza” di Giacomo Cappello alla Melograno Art Gallery di Livorno, con riferimenti alla performance del 13 giugno 2026 e opere pittoriche espressive tra figura e astrazione.

GIACOMO CAPPELLO – “RESISTENZA”- Mostra personale e performance alla Melograno Art Gallery di Livorno

GIACOMO CAPPELLO – “RESISTENZA”

Mostra personale e performance alla Melograno Art Gallery 

Livorno 13–14 giugno 2026

Performance: sabato 13 giugno, ore 18

Giacomo Cappello è un artista visivo autodidatta che unisce gesto pittorico, materia e introspezione psicologica in un linguaggio espressivo immediato. La sua ricerca, seguita da critici e giornalisti come Giorgio Segato, Paolo Tieto, Maria Luisa Biancotto e Cinzia Fronzaroli, combina figurazione e astrazione con una forte centralità del colore.

La mostra presenta un ciclo di opere dedicate alle zone d’ombra dell’esperienza umana: fragilità, dolore, trasformazione. Cappello affronta il proprio vissuto attraverso figure immerse nel colore, corpi che emergono e si dissolvono nella materia pittorica, gesti sospesi che raccontano il passaggio dall’abisso alla luce. Ogni tela diventa un luogo di attraversamento, dove la vulnerabilità si trasforma in consapevolezza.

” La vera pace passa attraverso l’oscurità e arriva a noi solo dopo averci permesso di toccare il fondo della nostra anima.  Con questa mostra voglio portare luce mostrando l’abisso.”

La performance “Resistenza”

La performance, in programma sabato 13 giugno alle ore 18, mette in scena il conflitto tra fragilità e forza interiore. L’artista, immobile in meditazione, accoglie simbolicamente l’impatto di pressioni emotive e sociali rappresentate da elementi che si frantumano nello spazio scenico. Il corpo resta fermo mentre il caos lo attraversa: un rito contemporaneo che riflette sulla capacità di mantenere presenza e lucidità anche nei momenti di maggiore frattura emotiva.

Melograno Art Gallery

Livorno, via Marradi 62/68

Orario:
10/12.30 e 16/20. Domenica e festivi 10/12.30 e 17/20.
Chiusi la mattina del lunedì

 

RESISTENZA

La performance mette in scena il conflitto costante tra vulnerabilità umana e capacità di resistenza emotiva nella società contemporanea.

L’artista siede immobile in posizione meditativa, a gambe incrociate, davanti a una struttura lignea su cui sono fissati palloncini riempiti di sangue artificiale. Su ciascun palloncino sono scritte parole che evocano traumi, pressioni e ferite esistenziali: divorzio, relazioni tossiche, mutuo, ansia, solitudine, fallimento, responsabilità, precarietà.

Tra le mani, l’artista sostiene un grande cubo di ghiaccio di circa quaranta centimetri per lato. Il ghiaccio diventa simbolo della tensione tra controllo e dissoluzione: una materia fredda, pesante e temporanea, destinata lentamente a sciogliersi durante la durata della performance. Il progressivo scioglimento introduce la dimensione del tempo, della perdita e dell’impossibilità di trattenere ciò che inevitabilmente si trasforma.

Nel corso della performance, una figura vestita da Morte si avvicina progressivamente alla struttura ed esplode i palloncini uno dopo l’altro. La presenza della Morte non rappresenta soltanto la fine biologica, ma una forza inevitabile che accompagna l’esistenza umana: il trauma, il decadimento, la precarietà e la continua esposizione alla sofferenza.

A ogni esplosione, il sangue artificiale si riversa sul corpo dell’artista, macchiandolo e trasformandolo in una superficie di accumulo del trauma. Ogni impatto rappresenta una violenza emotiva o psicologica: una ferita invisibile che invade l’individuo nella vita quotidiana.

Nonostante l’aggressione continua, l’artista mantiene uno stato meditativo di immobilità e concentrazione. Il corpo assorbe il caos mentre la mente tenta di restare stabile. La meditazione non viene presentata come fuga dalla sofferenza, ma come pratica di attraversamento del dolore: una forma di resistenza interiore.

Il sangue assume una doppia valenza simbolica. Da un lato richiama la fragilità, la perdita e la vulnerabilità del corpo umano; dall’altro diventa elemento universale, ciò che accomuna tutti gli esseri umani al di là delle differenze sociali, culturali o personali.

Attraverso il contrasto tra violenza dell’azione e staticità del corpo, tra il ghiaccio che lentamente si scioglie e il sangue che progressivamente invade la scena, la performance riflette sulla condizione contemporanea: un’esistenza costantemente esposta a pressioni economiche, relazioni destabilizzanti e sovraccarico emotivo.

L’opera interroga il pubblico sulla possibilità di conservare lucidità, presenza e coscienza anche nei momenti di maggiore frattura interiore, mettendo in scena la resistenza silenziosa dell’essere umano di fronte all’inevitabilità del dolore e del tempo.

Giacomo Cappello