La riscoperta di Irene Gilli | Conferenza di Flavia Matitti | Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, Collesalvetti
La riscoperta di Irene Gilli
Conferenza di Flavia Matitti
Storica dell’arte, Docente Accademia di Belle Arti di Roma
Parteciperà Lucia Ghedin
Funzionario restauratore, Direttore Istituto Centrale per la Grafica di Roma
Sabato 7 marzo 2026, ore 17.00
INVITO 6° PUNTATA DEL CALENDARIO CULTURALE 2026
LE SEGRETE TAPPE DEL LIBERTY TRA ROMA E LIVORNO.
LA REGIA DI ALBERTO CALZA BINI
DAL PADIGLIONE TOSCANO DELL’ESPOSIZIONE
INTERNAZIONALE DI ROMA DEL 1911
ALLA LIVORNO DELLA BELLE EPOQUE
Promosso e organizzato dal Comune di Collesalvetti
Ideato e curato da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
PINACOTECA COMUNALE CARLO SERVOLINI
Complesso di Villa Carmignani
Via Garibaldi, 79 – COLLESALVETTI (LI)
Ingresso gratuito
INFO
Tel. 0586 980227 e 980174 – 392 6025703
Una copia omaggio del catalogo verrà riservata a quei visitatori che risulteranno registrati almeno a tre eventi culturali del Calendario.
Il Comune di Collesalvetti ha il piacere di annunciare la Sesta Puntata del Calendario Culturale della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, dal titolo LE SEGRETE TAPPE DEL LIBERTY TRA ROMA E LIVORNO. LA REGIA DI ALBERTO CALZA BINI DAL PADIGLIONE TOSCANO DELL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA DEL 1911 ALLA LIVORNO DELLA BELLE EPOQUE, in programma sabato 7 marzo 2026, ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Complesso di Villa Carmignani, via Garibaldi, 79, Collesalvetti, LI, tutti i giovedì, sabato-domenica, ore 15.30- 18.30 e su prenotazione per piccoli gruppi; visite guidate gratuite su prenotazione per piccoli gruppi: tel. 0586 980227 e 980174 – 392 6025703; pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it; www.comune.collesalvetti.li.it – fino al 19 marzo).
Promosso e organizzato dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, il Calendario colligiano ha inteso coinvolgere storici dell’arte, giornalisti, docenti universitari, direttori di musei e istituzioni culturali italiani, con l’obiettivo di estendere la riflessione storiografica verso orizzonti diversificati e comunque alternativi alla bibliografia stratificata su Alberto Calza Bini, finora assurto a fama nazionale esclusivamente per la sua carriera di architetto e urbanista, ripercorsa con approfondita indagine storiografica da studiosi del calibro di Giorgio Ciucci, Cesare De Seta, Italo Insolera, Fabio Mangone, Paolo Nicoloso, Bruno Zevi, ma oggi restituito finalmente alla storia dell’arte del Novecento con riferimento specifico alla sua vocazione pittorica e acquafortistica, comprovata dalla partecipazione ad alcune prestigiose esposizioni nazionali, quali l’Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma; la Società Promotrice di Belle Arti di Genova, la Società Promotrice di Belle Arti di Torino, la Società Promotrice di Belle Arti di Firenze, l’Esposizione d’Arte dei Bagni Pancaldi di Livorno, l’Esposizione Internazionale d’Arte della “Secessione” di Roma, la Permanente di Milano, La Famiglia Artistica di Milano, l’Esposizione d’incisione italiana pro Croce Rossa Italiana di Londra del 1916.
Sotto i riflettori la genesi di un liberty segreto, riscoperto per la prima volta grazie alle approfondite indagini scientifiche messe a punto nel corso dell’inedita mostra e destinato d’ora in avanti a integrare lacunosi percorsi storiografici, tanto più se si pensa che i due edifici ideati da Calza Bini a Livorno, ovvero il Villino Paoletti e l’Istituto di Santo Spirito, si avvalgono della prestigiosa collaborazione delle Fornaci di San Lorenzo di Galileo Chini. Ed è proprio alla riscoperta dell’inedito e fondamentale sodalizio tra Alberto Calza Bini e Galileo Chini che il Calendario colligiano intende dedicare nuovi approfondimenti e ulteriori focus, nella certezza che la stagione del Liberty a Livorno inauguri con questa mostra una nuova pagina.
Sabato 7 marzo 2026, ore 17.00, in occasione della Sesta Puntata si svolgerà la Conferenza di Flavia Matitti, Storica dell’arte, Docente Accademia di Belle Arti di Roma, dal titolo La riscoperta di Irene Gilli; Parteciperà Lucia Ghedin, Funzionario restauratore, Direttore Istituto Centrale per la Grafica di Roma, con un intervento dal titolo La Calcografia Romana fino ad Alberto Maso Gilli, direttore dal 1884 al 1894.
Sotto i riflettori di Flavia Matitti la riscoperta di Irene Gilli (Torino 1884 – Roma 1962), pittrice e acquafortista attiva sulla scena espositiva italiana nei primi decenni del Novecento, che, secondo un destino comune a molte artiste, è stata a lungo trascurata dalla storiografia. L’occasione di riscoprire la sua opera, facendola finalmente uscire da quel cono d’ombra che, per tanto tempo, ne ha oscurato la memoria, si è infatti presentata solo ora, grazie alla mostra Alberto Calza Bini pittore e architetto tra Roma e Livorno, curata da Francesca Cagianelli.
L’esposizione, nell’indagare per la prima volta in modo approfondito l’attività giovanile di Alberto Calza (Roma, 1881-1957), ha infatti permesso di accendere un riflettore anche su sua moglie Irene.
Irene Gilli ha lavorato in un’epoca, l’età giolittiana, in cui l’ingresso delle artiste nel mondo professionale era ancora un fatto assolutamente eccezionale. Ma Irene era figlia d’arte. Il padre, Alberto Maso Gilli (Chieri, Torino 1840 – Calvi dell’Umbria, Terni 1894), noto pittore di quadri storici, era uno dei maggiori incisori del suo tempo e nel 1885 venne chiamato a Roma a dirigere la Regia Calcografia. Era dunque un personaggio di primo piano, ma la sua prematura scomparsa, avvenuta quando la figlia aveva appena dieci anni, pone il quesito su cosa abbia fatto in tempo a insegnarle.
Comunque, l’opera di Irene acquista significato nell’eclettico ed estetizzante contesto culturale della Belle Epoque, venendo a rappresentare un caso di studio affascinante e di grande interesse per la sua specificità, legata soprattutto al mondo dell’incisione.
Dopo aver compiuto studi regolari all’Accademia di Belle Arti di Roma (allora denominata Regio Istituto di Belle Arti), guadagnandosi la stima dei suoi professori, Irene ha esposto con continuità, per circa quindici anni, nelle principali esposizioni italiane, e all’estero, ricevendo giudizi anche molto lusinghieri. Una presenza quindi non certo episodica sul palcoscenico dell’arte, che merita di essere approfondita non solo per restituire al panorama della produzione artistica femminile italiana della prima metà del Novecento una personalità dimenticata, ma anche, dato il contesto di questa mostra, per offrire uno sguardo più completo sul primo periodo di attività di Alberto Calza.
Lucia Ghedin ripercorrerà la storia della Calcografia Romana, puntualizzando come l’Istituto Centrale per la Grafica sia l’erede della Calcografia Camerale, ovvero dell’istituzione che dal 1738, per volontà di papa Clemente XII, raccolse le matrici in rame della storica stamperia De’ Rossi di Roma. Il primo nucleo di circa 9000 lastre venne infatti acquistato dalla Reverenda Camera Apostolica per evitarne la vendita in Inghilterra. A partire da questo primo nucleo, la Calcografia Camerale si fece custode e promotrice di immagini incise, incrementate nel tempo grazie ad acquisizioni, donazioni e nuove committenze.
Dal 1738, quindi, la produzione delle immagini fu governata dallo Stato Pontificio con alterne vicende e vari traslochi finché non venne costruito il Palazzo della Calcografia da Giuseppe Valadier tra il 1837 e il 1839 presso la Fontana di Trevi, Palazzo che ancora oggi ospita l’Istituto centrale per la grafica.
Con l’Unità d’Italia la Calcografia divenne Regia e tra il 1884 e il 1894 Alberto Maso Gilli, padre di Irene, venne collocato alla sua direzione per mandato governativo. Egli infatti, artista piemontese di chiara fama, fu nominato direttore della storica Calcografia Romana, in crisi da anni, proprio per traghettarla verso un nuovo corso, dettato dalle innovazioni tecniche. Gilli sarà ostacolato nelle sue azioni dalla compagine tradizionalista che comunque prese di nuovo il sopravvento dopo la sua morte. Tuttavia l’attenzione che egli pose alle innovazioni tecniche legate all’avvento della fotografia, incitando contemporaneamente l’operato della Calcografia verso la grafica originale e d’invenzione (superando quindi l’obsoleta incisione di traduzione), fu fondamentale per ricollocare l’Istituzione Romana al centro della scena grafica dell’Italia unita.
Qualche cenno sarà dedicato anche al corso successivo al periodo Regio fino ad arrivare ad oggi e alle nuove ispirazioni contemporaneiste delle più recenti direzioni.
Flavia Matitti (Amsterdam, 1964) è storica dell’arte e giornalista pubblicista, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, città dove vive.
A partire dal 1989 è autrice di un centinaio di pubblicazioni tra saggi in riviste scientifiche, cataloghi di mostre, atti di convegni e volumi monografici, che spaziano dall’età barocca all’arte contemporanea, con una particolare predilezione per l’arte italiana del XX secolo.
Fa parte fin dalla sua costituzione, nel 2012, del comitato scientifico dell’Associazione Fausto Pirandello (AFP) e al pittore ha dedicato numerosi studi, tra cui la raccolta di scritti Riflessioni sull’arte, con Claudia Gian Ferrari (Abscondita, Milano 2008) e il libro Fausto Pirandello. Gli anni di Parigi 1928-1930 (Artemide, Roma 2009).
Come curatrice ha ordinato diverse esposizioni tra cui, ancora in corso, la mostra intitolata Fausto Pirandello. La magia del quotidiano, co-curata con Fabio Benzi (Roma, Accademia Nazionale di San Luca, 18 dicembre 2025 – 28 febbraio 2026; Agrigento, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Villa Aurea, 20 marzo – 2 giugno 2026).
E’ inoltre membro dal 2023 del Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana Archivi d’Artista (AitArt), nata nel 2014 per diffondere comportamenti qualificati nell’istituzione e conduzione degli archivi d’artista.
Si è laureata in Lettere all’Università La Sapienza di Roma nel 1988 con una tesi in Iconografia e Iconologia e nel 1993 ha conseguito la Specializzazione in Archeologia e Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Siena.
A partire dal 1995 è stata docente di ruolo nelle Accademie di Belle Arti statali di Milano (Brera), Palermo, Napoli, Bologna, Firenze e dal 2015 insegna a Roma, dove per sei anni ha fatto parte del Consiglio Accademico (2019-2025).
Lucia Ghedin, restauratrice di manufatti ceramici, vitrei e metallici, diplomata presso l’Istituto Centrale per il Restauro nel 1989 e laureata nel 2003 in Scienze dei beni Culturali con una tesi su vetri dorati di epoca paleocristiana, si è occupata per dieci anni di restauro di materiale archeologico nella cooperativa CO.RE.AR. e di didattica del restauro di manufatti metallici e ceramici, partecipando fra l’altro (1997/98) al progetto finanziato dal MAE – Cooperazione allo sviluppo e messo in atto da ICR e IsIAO per il “Centro per la Conservazione e il Restauro del Patrimonio storico- culturale della Cina Nord-Occidentale”, Xi’An, Cina.
Fin dal 1996 partecipa annualmente alla Missione Archeologica Italiana in Anatolia Centrale presso il sito di Arslantepe, patrimonio UNESCO dal 2023, occupandosi del restauro dei materiali in argilla cruda, ceramica, osso/avorio, leghe di rame e ferro dei periodi storici dal V al I millennio a. C.
Dal 2000 dipendente del Ministero della Cultura presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma e dal 2019 Funzionario Restauratore Conservatore, si occupa di restauro e conservazione delle matrici metalliche incise presso il Laboratorio Diagnostico per le Matrici (ne è la responsabile dal 2019) dell’ICG, dove si conserva la più grande collezione mondiale di circa 24.000 lastre. Sempre dal 2019 è anche responsabile della storica Stamperia dell’Istituto Centrale per la Grafica.
Ha fattivamente contribuito alla determinazione dell’attuale protocollo operativo per il restauro delle matrici incise, sia di rame che di zinco, e ha elaborato, in collaborazione con altri specialisti del settore, la Scheda Conservativa per le Matrici Calcografiche, presentata a METALESPAÑA 2008.
L’ambito nel quale il Laboratorio eccelle è certamente l’attività d’indagine diagnostica per immagini che porta al riconoscimento delle tecniche incisorie utilizzate sulle matrici metalliche da artisti che vanno dal XVI sec. ai giorni nostri (si ricordano le pubblicazioni su Pietro Testa, Salvator Rosa, Giorgio Morandi, Jean Pierre Velly, Luigi Calamatta, Giovan Battista Piranesi, Raffaello Schiaminossi, Marcantonio Raimondi).
Giovedì 19 marzo 2026, ore 17.00 seguirà il FINISSAGE:
Il primato della decorazione all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911: il sodalizio tra Alberto Calza Bini e Galileo Chini
di Dario Matteoni
Storico dell’arte, già Direttore dei Musei Nazionali di Pisa
Pinacoteca Servolini
Ufficio Cultura
Telefono: 0586980118
Cellulare:
E-mail: pinacotecaservolini@comune.collesalvetti.li.it
Indirizzo: Collesalvetti, Via Garibaldi 77, 57014, LI





