incontro “L’arte a Torino tra gli anni ’50 e ’70”, in programma domenica 25 ottobre 2026 alle ore 16 presso il Centro Incontri di Rittana, nell’ambito della rassegna Conversazioni sull’arte, con Angelo Mistrangelo, Riccardo Cordero, Giovanni Prelle Forneris, Nicolò Balocco ed Enrico Perotto.

L’arte a Torino tra gli anni ’50 e ’70: incontro al Centro Incontri di Rittana

DOMENICA 25 OTTOBRE 2026 ALLE ORE 16.00

PRESSO IL CENTRO INCONTRI DI RITTANA

PER LA RASSEGNA CONVERSAZIONI SULL’ARTE INCONTRO SUL TEMA.

CON

ANGELO MISTRANGELO

RICCARDO CORDEO

GIOVANNI PRELLE FORNERIS

NICOLÒ BALOCCO

ENRICO PEROTTO

L’ARTE A TORINO TRA GLI ANNI ’50 E ’70

Conversazioni sull’arte

Domenica 25 ottobre 2026, ore 16.00
Centro Incontri di Rittana

Il Comune di Rittana e la Casa Museo Antonio Carena, in collaborazione con MUDRI e L’era granda APS, organizzano un nuovo appuntamento della rassegna Conversazioni sull’arte, in occasione del finissage della mostra Omaggio ad Antonio Carena 1925–2010. Il ritmo vitale delle “nuvolazioni”.

L’incontro, in programma domenica 25 ottobre 2026 alle ore 16.00 presso il Centro Incontri di Rittana, sarà dedicato al tema L’arte a Torino tra gli anni ’50 e ’70 e vedrà la partecipazione di Angelo Mistrangelo, giornalista e critico d’arte, Riccardo Cordero, artista, Giovanni Prelle Forneris, presidente della Promotrice delle Belle Arti di Torino, e Nicolò Balocco, curatore della Casa Museo Antonio Carena. A coordinare la conversazione sarà Enrico Perotto, storico dell’arte.

L’appuntamento sarà inoltre occasione per la presentazione del catalogo della mostra, dedicata alla ricerca artistica di Antonio Carena e al percorso che ha segnato la sua produzione.

La presenza delle ventidue opere di Antonio Carena negli spazi espositivi del Centro Incontri di Rittana ha offerto lo spunto per approfondire gli sviluppi dell’arte a Torino dagli anni Cinquanta fino alle soglie degli anni Settanta.

L’incontro intende ripercorrere le esperienze creative delle nuove generazioni di artisti, attive in una stagione caratterizzata dall’affermarsi dell’Informale europeo e dell’Espressionismo astratto americano, per poi soffermarsi sulle successive sperimentazioni delle neoavanguardie. Queste ultime introdussero nuove modalità di concepire tanto il fare artistico quanto il ruolo dell’artista nella società, promuovendo il coinvolgimento del pubblico e dell’ambiente e sperimentando linguaggi, azioni e materiali legati anche alla serialità industriale.

In questo contesto si inserisce la ricerca di Antonio Carena, che visse inizialmente la stagione intensa e romantica dell’Informale, anche grazie al sodalizio con Michel Tapié e al confronto con le ricerche di tre pittori torinesi più giovani: Piero Ruggeri, Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino. Nelle sue opere, Carena mantenne centrale l’elemento figurativo, valorizzando al contempo la qualità luminosa della materia pittorica.

Successivamente, l’artista superò i confini della pittura tradizionale, introducendo nei propri lavori elementi oggettuali desunti dall’ambiente urbano, come nelle Carrozzerie del 1963 e nelle Pellicole del 1964. La sua ricerca si orientò progressivamente verso una dimensione visiva più fredda e concettuale, volta alla restituzione di ciò che egli stesso definiva «levigato», «meccanico» ed «essenziale».

Nel 1965 nacquero così i Cieli, opere iperrealiste concepite come trompe-l’œil, capaci di catturare e restituire la luce dello spazio aereo. A questa ricerca seguirono le Levitazioni, realizzate con la pistola a spruzzo dell’aerografo su tele quadrate di 100 × 100 centimetri, caratterizzate da fasce orizzontali continue di vibrazioni luminose su uno sfondo di cielo. Queste opere furono esposte alla Galleria Martano nel 1970.

Nel 1971, alla Galleria Rotta di Genova, Carena presentò i Cartelli, caratterizzati da scritte ironiche tratte da titoli di canzoni popolari e da espressioni idiomatiche. Nello stesso periodo portò in sfilata per le vie del centro di Torino i Cartelli bianchi, insieme ai propri studenti del Liceo Artistico, trasformando il gesto artistico in un’azione pubblica e collettiva.

Sempre nel 1971 prese avvio la serie delle Scritte, proseguita anche negli anni successivi. Mirella Bandini, nell’introduzione al catalogo della personale di Carena allestita al Circolo degli Artisti di Torino nel 1994, ne sottolineò la particolare importanza, definendola una serie «bellissima», nella quale «i significati grafici perdono la loro connotazione comunicativa per acquistare quella di tracce, anche pittoriche».

Le Scritte rappresentano così un singolare punto d’arrivo nel processo di oggettivazione della luce sviluppato da Carena, divenuta «incandescente e fulminea» attraverso l’uso sempre più sapiente del «pennello d’aria».

L’incontro offrirà dunque l’occasione per rileggere una stagione fondamentale dell’arte torinese, mettendo in relazione la ricerca di Antonio Carena con le trasformazioni linguistiche, materiche e concettuali che, tra gli anni Cinquanta e Settanta, contribuirono a ridefinire il panorama artistico contemporaneo.