Di-mostra (fatti d’arte)
Thomas Arcari
Il gesto forte resta, i colori marcati anche, ma qualcosa è cambiato ed è sostanziale. Negli ultimi anni, quelli flagellati dal Covid e dalla guerra, dai lockdown e dalla crisi energetica sembra cambiato il mondo e Thomas Arcari con lui. Il tratto veloce, tipico del lavoro ispirato all’Informale, che ha caratterizzato la sua produzione per molto tempo, è ancora presente, cambia però l’impostazione di fondo del quadro, che contempla l’ingresso in scena della figura. «Nel nuovo progetto intitolato “altri studi”, cominciato nel 2022, ho sentito l’esigenza di introdurre figure umane nelle tele, figure che sembrano di marmo, cianotiche, quasi scarnificate, ferme, immobili, attonite, a rappresentare quello che ogni essere umano prova riflettendo sul mondo d’oggi».
«Mi piacerebbe che chi guarda il mio lavoro provasse stupore e si emozionasse. Il mio auspicio è che ciò sia intenso» diceva e ancora dice Arcari. Si basa sul sentimento e la passione, il suo lavoro. «Una passione, la mia, nata sui banchi di scuola. Fin da piccolo mi piaceva colorare con tempere e acquerelli». Nato a Milano 51 anni fa, ma parmigiano dall’età di quattro anni, non a caso si iscrive all’istituto d’arte Paolo Toschi e prende il diploma con la specializzazione in grafica pubblicitaria. Non smette mai di dipingere, anche se nella vita di professione fa tutt’altro.
«Tra i pittori che più mi hanno ispirato ci sono sicuramente Giorgio Celiberti e Marc Rothko. Oggi sicuramente anche Egon Schiele».
Katia Golini