Locandina della mostra personale “Marine, ricordi di estate” di Ciro D’Alessio, a cura di Giovanni D’Alessandro, presso la galleria Fatti d’Arte in Piazza Bernini 41 ad Aversa. Inaugurazione sabato 24 ottobre 2026 alle ore 18:00. La mostra esplora il rapporto tra mare, memoria e astrazione attraverso una pittura a olio materica e ricca di colore. Visitabile fino al 7 novembre 2026.

“Marine, ricordi di estate”: la mostra di Ciro D’Alessio alla galleria Fatti d’Arte di Aversa

L’estate, gravosa quando è rovente, è un momento della vita che in ogni caso non riusciamo a dimenticare e la galleria Fatti d’Arte di Aversa
tinge di malinconia le sue pareti con:

“Marine, ricordi di estate”

personale di Ciro D’Alessio tra Materia, Memoria e Astrazione

a cura di Giovanni D’Alessandro

Sabato 24 Ottobre ore I8:00

Fatti d’Arte

P.zza Bernini 41 – Aversa

Aversa, 21 ottobre 2026 – La galleria Fatti d’Arte di Aversa tinge di malinconia le sue pareti con “Marine, ricordi di estate” personale di Ciro D’Alessio tra Materia, Colore e Astrazione, fino al 7 novembre, opening sabato 24 ottobre ore 18, Fatti d’arte – Piazza Bernini 41, Aversa.

La pittura di paesaggio, genere di antica e nobile tradizione, si trova costantemente a confrontarsi con la sfida della rinnovazione, rischiando di scivolare nella ripetizione di cliché visivi. L’opera di Ciro D’Alessio, in particolare la serie presentata nella mostra “Marine, ricordi di estate” a cura di Giovanni D’Alessandro per Fatti d’Arte, rappresenta una risposta significativa e matura a questa sfida, configurandosi come un snodo cruciale nel panorama della pittura paesaggistica contemporanea italiana. D’Alessio non si accontenta di una rappresentazione descrittiva o documentaristica del soggetto marino; al contrario, attraverso un linguaggio pittorico potente e personale, opera una vera e propria trasfigurazione. Partendo dal ricordo estivo come spunto autobiografico, l’artista eleva la marina a veicolo di un’esperienza sensoriale, emotiva e filosofica complessa: l’impiego di una pittura materica, l’utilizzo di una tavolozza vibrante e soggettiva, e una decisa tensione verso l’astrazione. È questa triade a trasformare il “ricordo di estate” da evocazione personale in una meditazione universale sul tempo, sulla memoria e sull’infinito.

Il primo impatto con le opere di D’Alessio è di natura tattile ancor prima che visiva. L’artista abbandona deliberatamente la superficie liscia e fotografica per abbracciare una pittura materica di straordinaria consistenza. La tecnica a olio è portata alle sue estreme conseguenze: il colore è steso in stratificazioni spesse, attraverso pennellate dense, corpose, che a volte si accumulano in veri e propri grumi e rilievi sulla tela. Questa scelta non è un mero virtuosismo tecnico o un fine estetico autoreferenziale; al contrario, svolge una duplice funzione, mimetica ed evocativa.

Da un lato, la materia diventa un mezzo di mimesi potenziata. Le increspature della pasta pittorica riproducono con immediatezza fisica la texture dell’acqua increspata dal vento, la schiuma bianca che si infrange sugli scogli, o la granulosità della sabbia bagnata. Il quadro cessa così di essere una finestra illusoria su un altro mondo e diventa un oggetto con una sua fisicità, una superficie che invita non solo allo sguardo ma a un’esperienza percettiva più ampia, quasi immersiva. Dall’altro lato, e qui risiede la sua profondità poetica, questa materialità diventa la metafora visiva della memoria stessa. Il ricordo, nell’opera di D’Alessio, non è presentato come un’immagine chiara e definita, ma come qualcosa di sedimentato e stratificato. Ogni pennellata, ogni strato di colore, sembra corrispondere a un momento, a una sensazione, a un’emozione depositata nel tempo. La materia, carica della “storia” del gesto pittorico che l’ha generata, diventa essa stessa il segno tangibile del ricordo: un ricordo opaco, complesso, vissuto, proprio come lo è la memoria umana, fatta di sovrapposizioni e di rimaneggiamenti continui.

Parallelamente il colore vibrante costituisce il cuore pulsante e il principale veicolo emotivo di queste marine. D’Alessio rifiuta le tonalità fredde, distaccate e locali di un realismo accademico, optando per una gamma cromatica intensa, soggettiva e profondamente evocativa. I suoi mari non sono semplicemente azzurri o verdi; sono campi di forza percettiva dove gli azzurri si accendono di bagliori dorati e arancioni, i turchesi vibrano accanto ai cobalti profondi, mentre i cieli possono sfumare in tramonti perpetui di rosa, lilla e viola.

Questa “vibrazione” cromatica non ha lo scopo di descrivere in modo fedele le condizioni atmosferiche di una giornata estiva. Il suo obiettivo è più ambizioso: trasmettere la sensazione fisica ed emotiva legata a quel momento. Il calore avvolgente del sole, la luce accecante che riverbera sulla superficie dell’acqua, l’intensità quasi palpabile dell’aria marina sono resi attraverso l’esplosione del colore. In questo modo, il colore si emancipa dalla sua funzione descrittiva per diventare un linguaggio autonomo e diretto della nostalgia e dell’esperienza sensoriale. Non evoca il dato oggettivo del paesaggio, ma la sua “eco” interiore: il modo in cui quel paesaggio è stato vissuto, sentito e, infine, ricordato. La tavolozza di D’Alessio diventa così lo strumento per risvegliare nello spettatore non un’immagine, ma un’emozione condivisa, universale.

È dalla fusione di materia e colore che scaturisce la caratteristica più raffinata e filosofica dell’opera di D’Alessio: la sua tensione verso l’astrazione e l’infinito. Le sue marine spesso dissolvono i confini tradizionali degli elementi. La linea dell’orizzonte, punto di riferimento cardinale della pittura di paesaggio, diventa evanescente, sfumata, a volte del tutto assorbita in un unico campo di colore vibrante. Il cielo e il mare si confondono in una sinfonia cromatica; i dettagli della costa, le barche, le figure umane si dissolvono in pennellate suggestive, diventando presenze appena accennate.

Questo processo di semplificazione e dissolvenza non è un impoverimento dell’immagine, ma la sua massima intensificazione. Liberando il soggetto dai vincoli della descrizione topografica, D’Alessio lo proietta oltre i limiti fisici della tela, verso uno spazio mentale, emotivo e infinito. Il mare cessa di essere il Mediterraneo o l’Adriatico per diventare una metafora potentissima: è il fluire inarrestabile del tempo (l’estate che è passata, irrecuperabile), è la vastità labirintica della memoria interiore, è il simbolo del desiderio umano di assoluto e di trascendenza. La “quasi astrazione” della forma è funzionale a catturare l’essenza del ricordo, che per sua natura è sfuggente, emotiva, non completamente definibile, a differenza dell’aneddoto che ne costituisce solo l’involucro superficiale. La profonda melanconia che pervade questi dipinti nasce proprio da questa consapevolezza duale: la bellezza abbagliante e vibrante del ricordo è indissolubilmente legata alla sua intangibilità e alla sua distanza irrevocabile.

La personale “Marine, ricordi di estate” di Ciro D’Alessio si offre come un esempio eloquente e maturo di come la pittura contemporanea possa rigenerare un soggetto classico, restituendogli pregnanza poetica e spessore concettuale, la tensione astratta, dissolvendo i confini figurativi, trasforma l’evocazione personale in una riflessione universale sull’infinito e sulla caducità del tempo.

Il risultato non è una semplice illustrazione di vacanze estive, ma una meditazione pittorica profonda. D’Alessio ci ricorda che il mare custodito nella memoria non è una cartolina o una fotografia; è un insieme complesso di sensazioni tattili, di esplosioni di luce, di emozioni condensate. Attraverso la sua arte, queste componenti immateriali trovano una collocazione fissata sulla tela, non per essere imprigionate, ma per essere proiettate verso orizzonti di significato senza fine. In questo modo, la sua opera supera la dicotomia tra figurativo e astratto, tra reale e interiore, ponendosi come un contributo significativo alla pittura di paesaggio del nostro tempo, in cui l’occhio non guarda solo il mondo, ma ne interpreta l’eco persistente nell’anima.

Giovanni D’Alessandro

Le opere esposte:

• Essere uno con il tutto… ( olio su tela 60x120cm) 2026
• Trafitti da un raggio di sole… ( olio su tela 50x40cm) 2026
• Caleidoscopio mediterraneo ( acrilico su tela 50x70cm) 2026
• Apeiron… (Acriloco su tela 70x50cm) 2026
• Ecceitas… ( acrilico e olio su tela 100x100cm) 2026
• Silenzio e contemplazione ( acrilico e olio su tela 60x90cm) 2026
• Sinfonia in blu ( acrilico e olio su tela 80x80cm) 2026
• Paesaggio come archetipo dell’eden, Marechiaro ( acrilico e olio su tela 60x90cm) 2026
• Il naufragar mi è dolce… (oli9 su tela 70x50cm) 2026
• La natura è un tempio… ( acrilico su tela 60x80cm) 2026
• Archetipo dell’Eden, Salento ( acrilico su tela 50x70cm) 2026
• Malchiuso portone… ( olio su tela 80x60cm) 2026
• Vai Conan… ( olio su tela 80x80cm) 2026
• Eden in terra… ( olio su tela 30x30cm) 2026
• Eden in terra: Sorrento ( olio su tela 30x30cm) 2026
• Eden in terra, Posillipo ( oli9 su tela 70x50cm) 2026
• Capomiseno, mito in Terra ( olio su tela 30x30cm) 2026
• Eden in terra, Ischia ( olio su tela 30x30cm) 2026
• Le fanciulle acquatiche… ( olio su tela 70x50cm) 2026
• Ritorno all’origine… ( olio su tela 70x50cm) 2026
• Eden in terra, Capri ( olio su tela 30x30cm) 2026
• Grembo marino (acrilico su tela 100x150cm) 2026
• Napul’è (acrilico su tela 70x50cm) 2026

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