Mostra diffusa “Moto Perpetuo” con fotografie di Max Cavallari nelle strade di San Lazzaro

Moto Perpetuo – Mostra diffusa di Max Cavallari sulle migrazioni a San Lazzaro

UNA MOSTRA DIFFUSA PER PARLARE DI DIRITTI E MIGRAZIONI: SAN LAZZARO OSPITA “MOTO PERPETUO

Dal 31 gennaio per le strade della città saranno esposte le immagini del fotografo documentarista Max Cavallari che ha lavorato al fianco di ONG impegnate nel soccorso e nella tutela dei diritti umani.

Una mostra che intreccia fotografia, etica e impegno civile: si chiama “Moto Perpetuo” ed è quella che dal 31 gennaio sarà presente nelle strade di San Lazzaro per parlare di migrazione attraverso dieci anni di lavoro di Max Cavallari, fotografo documentarista che lavora al fianco di ONG impegnate nel soccorso e nella tutela dei diritti umani, tra cui SOS Méditerranée e SOS Humanity. La mostra propone trenta immagini distribuite nello spazio urbano come una mappa diffusa: grandi manifesti affissi in diversi punti della città che portano il racconto del viaggio migratorio nel tessuto quotidiano, una mappa che si potrà anche fruire dal proprio cellulare con un QRcode su ogni affissione e che darà le posizioni delle altre immagini esposte, interrompendo il flusso abituale dello sguardo e invitando a una riflessione collettiva. Dalle rotte del mare ai confini terrestri, dai luoghi di transito ai centri di accoglienza, “Moto Perpetuo” restituisce il movimento umano come condizione permanente, fatta di attese, attraversamenti, sospensioni e resistenza. Uno sguardo profondo e mai spettacolarizzato che racconta un moto che non si arresta con l’arrivo, ma si trasforma nei labirinti dell’accoglienza e nei tempi dilatati dell’attesa.

Il lavoro è accompagnato da un testo critico di Azzurra Immediato mentre tutto il progetto grafico, dalle immagini esposte al materiale di comunicazione è frutto del lavoro di Gaia Degli Esposti. La presentazione ufficiale della mostra si terrà sabato 31 gennaio alle ore 10 in Sala di Città, alla presenza di Max Cavallari, dei rappresentanti di SOS Méditerranée e dell’Assessore alla Pace e Diritti del Comune di San Lazzaro, Juri Guidi.

Siamo molto felici di poter ospitare il lavoro di Max Cavallari e di poterlo rendere fruibile a tutti i cittadini che potranno osservare delle fotografie cariche di significato mentre svolgono dei normali gesti quotidiani, vanno a fare la spesa, accompagnano i figli a scuola, si recano al lavoro o aspettano un autobus – dichiara l’Assessore alla cultura, pace e diritti civili, Juri Guidi – Questa mostra ci chiede di rallentare e di assumerci una responsabilità: quella dello sguardo. Il moto perpetuo delle migrazioni non è un fenomeno forse fisicamente lontano da noi ma che attraversa il nostro presente. Portare queste immagini negli spazi pubblici significa riconoscere l’umanità dei gesti di soccorso, di attesa e di resistenza, e ribadire che pace e diritti non sono concetti astratti ma pratiche quotidiane. Significa anche affermare con chiarezza che l’accoglienza è un valore, non un errore. La mostra racconta l’impegno di ONG, Collettivi, Associazioni, a cui Max Cavallari partecipa in prima persona, e insieme, le storie, i volti e le traiettorie di vita delle persone migranti. Un intreccio di azioni e narrazioni che si colloca nel solco dei diritti umani e del diritto internazionale: principi che dovrebbero costituire il fondamento delle nostre democrazie ma che, anche nei nuovi indirizzi in materia di sicurezza, vengono sempre più spesso messi in discussione e disattesi”.

MAX CAVALLARI E IL MOTO PERPETUO DELL’UMANITÀ

Testo critico di Azzurra Immediato

Il moto perpetuo è, nella storia del pensiero scientifico, un ossimoro, una sorta di macchina impossibile, un movimento che non conosce arresto, né attrito, né consumo, né fine. Eppure, proprio ciò che non può esistere sul piano della fisica continua a manifestarsi, ostinatamente, nella dimensione umana. Da sempre. Senza tregua. L’etimologia latina di motus rimanda al verbo movere, dunque muovere, spostare, ed anche turbare, scuotere, commuovere. Il moto non è mai neutro, è una forza che altera uno status, interrompe una quiete apparente, che espone un corpo – o una molteplicità – al rischio del cambiamento. In tal senso, la migrazione è forse la forma più radicale di moto perpetuo che l’umanità abbia conosciuto, quel movimento che non nasce dal desiderio di andare, ma dall’impossibilità di restare.

Il lavoro fotografico decennale di Max Cavallari si attua pienamente in questa condizione. Un lavoro che attraversa luoghi diversi, ma connessi da una medesima tensione, quella del mare e le sue rotte come quella anche quella delle frontiere terrestri, delle città di transito, dei centri di accoglienza, quei margini urbani e istituzionali in cui il movimento non si arresta, trasformandosi, invece. Qui il moto non è mai risolutivo poiché cambia ritmo, rallenta, si inceppa, viene sospeso, per poi riprendere sotto altre forme, fondendosi con l’altrettanto ineludibile motus dei corpi, dell’umanità peregrina.

I differenti reportages che, come tasselli di una storia millenaria, compongono MOTO PERPETUO non raccontano – solo – il viaggio come impresa epica a noi coeva, né la migrazione come emergenza spettacolarizzata. Al contrario, restituiscono un tempo sospeso, edificato sulle attese, su gesti minimi e ripetizioni quotidiane. Obiettivo fotografico a sua volta oltrepassato da mani che si tendono, corpi che si accalcano e sguardi rivolti verso un orizzonte che non è promessa, ma desiderio, speranza e necessità, anche quando la terra è sotto i piedi sembra sicura. In MOTO PERPETUO il movimento non è mai lineare, appare simbolicamente circolare, intermittente, talvolta bloccato. Le immagini mostrano approdi e giacigli che non coincidono con un arrivo definitivo, salvataggi che non interrompono il viaggio ma lo trasformano, mappe che indicano il mondo intero e al tempo stesso ne rivelano una spaventosa inaccessibilità; persino quando la terra è visibile, quando giacigli di fortuna riparano, il moto non si arresta, semmai muta la propria forma, si sposta nei corridoi istituzionali, nei centri di accoglienza, nei tempi dilatati dell’attesa, soglie tra le molte che scandiscono l’esperienza migratoria contemporanea.

Ogni luogo che Cavallari ci restituisce mediante il suo sguardo è anche un archivio di passaggi, di attraversamenti, di scambi e di conflitti. Una sorta di spazio che conserva le tracce di chi è partito, di chi è arrivato, di chi non è mai giunto, luoghi che non smettono di essere oltrepassati e Cavallari si distingue, dunque, per una volontà etica precipua ed il suo sguardo non invade, né consuma, né si appropria. La fotografia diventa un atto di presenza, mai di predominio, non fermando il movimento per trasformarlo in icona, pur registrandone attriti, sfasamenti, come la fatica e la vulnerabilità, gemmando un punto di resistenza nel flusso continuo della cronaca, un tentativo di sottrarre queste vite alla velocità dell’oblio del nostro tempo.

Esposta nello spazio urbano, tra le strade e le bacheche pubbliche di San Lazzaro di Savena, la mostra interrompe il moto perpetuo ed abituale della città senza però essere la celebrazione dei dieci anni di attività del reporter che ci costringe, piuttosto, a rallentare, a deviare lo sguardo, a confrontarci con un movimento che non è altrove, ma che percorre il nostro stesso presente. Ciò, poiché il moto perpetuo delle migrazioni non riguarda solo chi parte o chi soccorre, ma interroga profondamente chi osserva, chi passa, chi sceglie – consapevolmente o meno – di voltarsi dall’altra parte, aprendo una ulteriore riflessione: forse, l’unica vera impossibilità non è il moto perpetuo, ma l’illusione della stasi.