Stefano Greco, opere della mostra Opera al nero – Secondo Atto, tra nero, luce, forme e materia, alla Swann Art Gallery di Torino.

Opera al nero – Secondo Atto di Stefano Greco – Swann Art Gallery, Torino

«In principio era il nero»: un buio infinito prima del big-bang, come ipotizzano le teorie scientifiche. È da qui che muove Opera al nero – Secondo Atto, la nuova mostra di Stefano Greco, in scena dal 15 ottobre 2026 alla Swann Art Gallery di Torino.

Il progetto ha una lunga storia. Il Primo Atto, una curiosa idea di commedia dell’arte, fu presentato dall’artista il 12 settembre 1998 nella Sala Mostre del Palazzo municipale di San Mauro Torinese. Ventotto anni dopo, il sipario si alza di nuovo, con gli stessi due attori: il Nero e la Luce.

Nigredo, la fase del buio
Nell’alchimia l’opera al nero, la nigredo, è il primo tempo della Grande Opera: la materia si dissolve, l’ego si spegne, tutto si fa oscuro perché qualcosa possa trasformarsi. Seguono l’albedo, il chiarore dell’alba, e la rubedo, una forma nuova e più compiuta. Greco legge questo cammino come un’immagine della vita: la crisi come inizio, la chiarezza che nasce dal confronto con la propria oscurità, gli opposti che non si combattono ma si integrano.

Una ricerca lunga decenni
Cultore di mitologie e di scienze dell’occulto, Greco conduce da decenni una ricerca sull’alterità, sul rapporto tra u-mano e U-mano-ide, sulla dialettica tra natura e cultura. Gli egizi davano ai loro dèi corpi d’uomo e teste d’animale: la ragione nel corpo, il soprannaturale nella testa. Nell’opera Mutazione A (2000) l’artista rovescia la figura e pone una mano sinistra là dove dovrebbe esserci il volto. La mano è, per dirla con Kant, la finestra della mente e la sinistra, è da sempre legata all’intuizione e all’inconscio. E’ lo Yin della filosofia orientale. Nella sua gestualità si riconosce anche l’Évolution créatrice di Bergson, lo slancio che fa nascere il nuovo.

Il nero come spazio
Quasi tutte le opere nascono su fondo nero, un azzeramento da cui emergono pochi segni essenziali, che talvolta sporgono dal supporto o lo bucano. Qui Greco si avvicina alla poetica Zen: il vuoto non è assenza, ma il luogo in cui il «fare» trova il suo senso. Cuore della mostra è La casa dell’Alchimista (2025), un portale di forme razionali e irrazionali e di un labirinto di cui l’artista suggerisce il percorso, come un filo d’Arianna. Intorno, il dittico Eclissi – materia oscura (2025); Genesi della materia (2024), dove su un fondo di minuzie labirintiche prorompono bianchi, rossi, blu e gialli, le fasi della Grande Opera; Dal tramonto all’alba (2025), con corpuscoli e lamine auree in orbita attorno a un astro appena accennato; Missing time (2025), in cui un cumulonembo quasi nero nasconde un sole giallo; Trasmutazione e Solve et coagula (2025), sul fondo blu del freddo e dell’ombra. In una minuscola wunderkammer, nove Mantra (2017), da recitare ma, più spesso, da ascoltare.

Un colore che dice molto
Il colore-non colore, per Greco, è insieme gioia e amore per la vita, rabbia e denuncia del malessere esistenziale, individuale, sociale e politico. Le sue composizioni sono mediatrici di significati e, allo stesso tempo, oggetti dotati di una propria plasticità: non consegnano un messaggio unico, ma restano aperte a tante letture quante sono quelle degli spettatori. La stessa opera può farsi città, astro, materia, dio, chimera, poesia, aria, acqua, terra, fuoco.

In un tempo di velocità, Opera al nero chiede lentezza, cura, profondità: guardare nel buio per ricavarne qualcosa di proprio

Attori: il Nero e la Luce. Autore e regista: Stefano Greco.

INFORMAZIONI
Mostra: Opera al nero – Secondo Atto
Artista: Stefano Greco

Curatore: Mario D’amato
Data: dal 15 ottobre 2026 al 14 novembre 2026

Inaugurazione: 15 ottobre 2026, dalle ore 18.00
Sede: Swann Art Gallery – via Bertola 29A – Torino
Orari: martedì – venerdì: 11.30/14.00 – 16.30/19.00

sabato: orario continuato 10.30/19.00
Ingresso: libero
Contatti: www.swannarte.com, tel: +393332455018