PierAngelo Bertolo – I Caramelloidi – Borgomanero

PierAngelo Bertolo

I Caramelloidi

30 settembre – 6 ottobre 2022

Borgomanero

a cura di Federica Mingozzi

Ut pictura poesis

Pensare all’arte contemporanea non è mai facile, soprattutto quando si cerca di inguadrarla nelle categorie conoscitive che appartengono all’essere umano, che sono però, spesso, troppo soggettive per essere pienamente condivisibili. Per poter godere appieno di un’opera dobbiamo tenere in considerazione il fatto che il Novecento ha visto la nascita dell’estetica, o filosofia dell’arte, che ha portato a non ritenere necessariamente l’attività dell’artista come un mezzo per conoscere la realtà, quanto piuttosto come una manifestazione della poiesis, cioè del fare influenzato dalla sensibilità e dal desiderio di raccontare. non più imitando, ma rileggendo quanto lo circonda; ecco perché dunque, deve poter fruire di una piena libertà espressiva, pur ricordando quanto scritto da Umberto Eco che, nel Trattato di semiotica generale, paragona l’opera d’arte a un testo che per essere tale deve soddisfare in primis una richiesta di leggibilità. La domanda che sorge con immediatezza è quindi: ma cosa rende un lavoro leggibile? In cosa è insita questa caratteristica? In realtà, non nel lavoro stesso, ma nella capacità comunicativa dell’autore: paradossalmente amche un dipinto astratto può racchiudere in sé significati profondi e intellegibili.

L’attività di Pier Bertolo è la tangibile dimostrazione di questa capacità comunicativa che si trasforma in intelligibilità, poiché riesce a comunicare senza superfetazioni illusorie messaggi di vasta portata. Ormai da un decennio, infatti, sta lavorando per migliorare se stesso e il mondo nel quale vive attraverso le sue opere, siano esse, dipinti, sculture o pittosculture, riesce ad instaurare un circolo virtuoso di conoscenza consapevole con il riguardante. È come se ogni ciclo, ogni singola immagine, racchiudesse in sé la scintilla di una verità assoluta, che permette di comprendere il mondo.

AI suo indefesso fervore creativo, poi, si aggiunge, una grande passione esecutiva, che promana da ogni singolo pezzo. Il filosofo Hegel ha scritto che “Nel mondo nulla è stato fatto di grande senza passione”; questa affermazione è pienamente significativa pensando al suo approccio con la materia. Di solida formazione artigianale, Bertolo si è reinventato facendo emergere il suo lato ludico, sempre pronto a mettersi in gioco in virtù del trasporto emotivo che lo caratterizza. E così ha iniziato a scolpire opere di grande formato in legno, unendo le conoscenze di bottega con la sua capacità di rileggere  l’universo, senza fermarsi mai di fronte alle difficoltà, ma, anzi, traendo da esse  la linfa vitale per continuare il suo percorso. Si è sempre più affinato nella
tecnica, senza perdere mai lo sguardo fanciullo che gli fa guardare ciò che lo circonda sempre come un possibile nuovo inizio, mai come un ostacolo. Le prime personali lo hanno spronato a fare sempre meglio, a costruire narra zioni monotematiche partendo da materiali diversi; il confronto con grandi artisti, poi, gli ha permesso di migliorarsi, mantenendo quello sguardo umile e sincero che gli è proprio.

Poco per volta i confini locali hanno incominciato a dilatarsi, per permettergli di esporre anche lontano da casa, portando la bellezza del suo divenire in altre zone d’Italia o fuori dalla stessa. Instancabile e sincero, insegue progetti di straordinaria vastità, senza mai dimenticarsi ciò che lo ha formato. Ama definirsi artigiano fantasioso, sottolineando due aspetti che lo contraddistinguono: le non usuali abilità tecniche e la capacità di non nascondere mai il suo lato fanciullo. Fantasia deriva infatti dalla parola greca che significa apparizione e indica la potenza immaginativa e rappresentativa dell’anima. Per Bertolo si può davvero parlare di potenza, intesa come vis creativa e creatrice che gli consente di trasformare una radice di legno in una croce e conseguentemente in un messaggio di ampia portata; è un Geppetto moderno (e non a caso ha dedicato a Pinocchio un’intera serie di opere), che vede la bellezza anche nelle infime cose.

Qualche anno fa, in occasione della sua prima personale, avevo scritto che c’è in lui la capacità di andare al di là di ciò che è normale, per dare ad ogni momento rappresentato quell’infinitezza che fa dire, guardando i suoi lavori, “Non accontentarti dell’orizzonte. Cerca l’infinito”. Nonostante siano passati anni, è ancora alla ricerca di quell’infinito: e la certezza è che saprà sfiorarlo, per poi mettersi ancora in cerca di altro, senza perdere di vista la comunicabilità intellegibile che lo rende un maestro fantasioso, capace di essere artigiano.

Federica Mingozzi
Ottobre 2021