Evento Possibility Zones al Como Lake Hub di Como dedicato a creatività, arte, architettura e città

Possibility Zones – Como Lake Hub, Como

Nasce Como Lake Hub – un nuovo spazio per innovazione, cultura e territorio

Nasce a Como Como Lake Hub, un nuovo progetto che unisce innovazione, cultura, design e sviluppo locale. L’obiettivo non è trasformare Como in una grande città, ma valorizzare l’identità e le competenze, mettendo in rete persone, idee e realtà del territorio.

Como Lake Hub è un laboratorio urbano aperto, pensato come luogo di incontro tra giovani, professionisti, imprese, istituzioni e comunità. Qui le idee diventano progetti concreti, capaci di generare valore culturale, sociale ed economico, mantenendo un forte legame con la storia e le tradizioni locali.

Alla base del progetto c’è un’idea chiara: l’innovazione non cancella il passato, ma lo sviluppa. Artigianato, impresa, ricerca, creatività e cultura lavorano insieme per costruire nuove opportunità, rendendo il territorio di Como più attrattivo anche a livello internazionale, senza perdere autenticità.

Le cinque aree tematiche del Como Lake Hub

  • Ospitalità ed esperienze – per un’accoglienza consapevole e di qualità
  • Spazio urbano e sostenibilità – dedicata alla rigenerazione della città e degli spazi pubblici
  • Cultura e comunità – rafforza identità e partecipazione attraverso arte e narrazione
  • Benessere – percorsi dedicati alla crescita personale e organizzativa
  • Sviluppo e innovazione – tecnologia e creatività diventano nuovi progetti e imprese

Il progetto fa parte del sistema Architetto Vision ed è pensato come un modello replicabile, adattabile anche ad altri contesti urbani. A Como, l’Hub agisce come piattaforma di collaborazione tra pubblico e privato, trasformando idee in azioni misurabili.

Como Lake Hub non è solo un luogo fisico, ma un modo nuovo di vivere e progettare la città, basato sulla qualità delle relazioni, sulla collaborazione e su una visione condivisa del futuro.

Nel tempo ospiterà attività coerenti con le cinque aree tematiche: workshop, incontri di studio, dibattiti, presentazioni di libri, mostre temporanee, installazioni, manifestazioni culturali d’arte, d’architettura e di design.

Possibility Zones – primo evento espositivo

Per la presentazione dell’HUB, prevista sabato 31 gennaio, si propone un primo evento espositivo dal titolo Possibility Zones, dedicato alla creatività contemporanea e al dialogo tra arte, architettura e città. L’evento si avvale dell’organizzazione di OpenArtelier e SlowMoon, coinvolgendo gli artisti:

  • Pierluigi Ratti
  • Attilio Terragni
  • Matteo Galvano
  • Gabriele Buratti – Buga
  • Hongtao Zhou
  • Fabrizio Bellanca – FAB

Infologistiche

COMO LAKE HUB Viale Massenzio Masia 29 – Como (CO) Per informazioni: comolakehub@ntm-group.it

Presentazione Como Lake Hub Sabato 31 gennaio 2026 – dalle ore 17:30 (su invito)

Mostra “Possibility Zones” Domenica 1 febbraio 2026 10:00–13:00 e 14:00–18:00 – ingresso libero Visite guidate alle 11:00 e 15:00 (gratuite, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite)

«Possibility Zones» al Como Lake Hub

Apertura (su invito): sabato 31 gennaio 2026 dalle 17:30 Apertura al pubblico: domenica 1 febbraio 2026 10:00–13:00 e 14:00–18:00 Visite guidate alle 11:00 e 15:00 (gratuite, con prenotazione obbligatoria)

Per informazioni: comolakehub@ntm-group.it Per prenotazioni: Eventbrite – COMO LAKE HUB POSSIBILITY ZONES

L’arte può essere molto più di un insieme di opere da osservare: può diventare un gesto condiviso, un’occasione per far incontrare persone diverse, un modo per trasformare gli spazi e dare nuova vita alla città.

Nei momenti in cui il dialogo sembra rarefarsi e i luoghi della socialità si fanno più fragili, l’arte può ricostruire ponti, creare ambienti accoglienti, offrire la possibilità di immaginare insieme nuovi scenari.

Esistono spazi in cui questo accade in modo naturale: luoghi che non si limitano a esporre, ma che invitano a partecipare, a entrare in relazione, a essere parte di un’esperienza più ampia.

Luoghi che accettano il cambiamento, che si modellano sulle persone che li attraversano, che fanno della flessibilità il loro punto di forza. In questi spazi il materiale principale non è la tela, ma il tempo condiviso.

Le opere dialogano con chi le osserva, gli ambienti si trasformano per accogliere incontri, laboratori, performance, momenti di confronto. Ciò che rimane non è solo un ricordo estetico, ma una forma di appartenenza.

Questo ed altro è Como Lake Hub, nella sua sezione artistica Spazio2A.

Como Lake Hub / Spazio2A diventa, nelle due giornate di Possibility Zones, un luogo dedicato alla creatività contemporanea e al dialogo tra arte, architettura e design grazie alla proposta del network OpenArtelier, Slow Moon Art & Events e Galleria Galp.

Il tema centrale è la trasformazione: le città cambiano continuamente, e l’arte può diventare un motore di questo cambiamento, non solo attraverso nuove costruzioni ma attraverso idee, gesti creativi e nuovi modi di guardare ciò che ci circonda.

La mostra raccoglie opere che raccontano il cambiamento in molte forme: spazi riusati, luoghi temporanei, margini che diventano centrali, nuove relazioni tra città e cittadini.

Questa prima esperienza non vuole essere solo il lancio di un luogo espositivo, ma un punto di partenza: un invito a immaginare Como come una città capace di aprire e sviluppare spazi di creatività, nuove possibilità urbane, nuove visioni.

La struttura Como Lake Hub è pensata per essere mobile e adattabile: parti dello spazio possono cambiare volto e funzione a seconda delle esigenze, diventando scenari per workshop, incontri, dibattiti, presentazioni, mostre, installazioni e manifestazioni culturali.

Gli artisti in mostra

Pierluigi Ratti

Le sculture di Pierluigi Ratti incarnano un dialogo raffinato tra architettura, colore e ritmo, restituendo alla forma una precisa tensione costruttiva. L’artista, da anni impegnato in una personale ricerca sul rapporto tra vuoto e pieno, plasma il marmo di Carrara e le resine colorate come strutture vive, capaci di occupare lo spazio con un equilibrio sorprendente. Le sue opere — sintetiche, verticali, composte per incastri e geometrie — evocano codici di una città ideale, segni che sembrano provenire da un linguaggio primario e allo stesso tempo futuribile. Nel candore del marmo o nella vibrazione cromatica delle resine, Ratti costruisce organismi che oscillano tra memoria industriale e visione poetica, invitando lo spettatore a interrogare la forma come architettura dell’immaginazione. La sua scultura è un corpo dinamico: una presenza che misura il luogo, lo
illumina e lo trasforma

Attilio Terragni

Attilio Terragni, architetto e artista comasco, intreccia architettura, disegno e pittura in un lavoro che guarda tanto alla memoria moderna quanto alla sperimentazione formale contemporanea; è coinvolto anche nella cura e promozione dell’Archivio Terragni. Nella pittura di Terragni la trasformazione è movimento della forma: superfici che si stratificano, strutture che si disarticolano per ricomporre nuove visioni dello spazio urbano. Come scrive Elisabetta Longari: “Osservando le sue opere, ciò che salta subito agli occhi è la corsa delle linee, che diventano in alcuni casi veri e propri
tagli, interruzioni delle superfici. In architettura come in pittura. L’architettura, come i dipinti di Attilio Terragni, stabiliscono un parallelo immediato con il Finnegans Wake di Joyce, proprio relativamente alla decostruzione e ricostruzione del linguaggio basato sulle infinite combinazioni e metamorfosi, come per restituire la corale ciclicità della vita.”

Matteo Galvano

Il primo approccio di Fabrizio Bellanca con l’arte avviene già nel 1989, quando si accosta alla tecnica dei graffiti metropolitani e del writing, intervenendo sulla tela con colori forti e forme geometriche astratte. Bellanca ama sperimentare, utilizzare nuovi materiali, ed introduce nelle sue opere la resina applicata a gocce, che conferisce un effetto lucidissimo, bagnato, che esalta i colori. Sul finire degli anni novanta si accosta all’action painting, che realizza ad olio su superfici materiche. Le sue opere spaziano dal figurativo all’astratto, in una continua ricerca di nuove tecniche e forme espressive.

Gabriele Buratti – Buga

Gabriele Buratti, conosciuto come Buga, nasce a Milano nel 1964; formatosi in Architettura del Paesaggio al Politecnico, sviluppa una pratica che tocca pittura, scultura e riflessioni sul territorio, con attenzione artigiana alla materia. Buratti lavora sulla materia come memoria del luogo: superfici, texture e stratificazioni narrano il tempo che trasforma la città. I suoi lavori – pittorici e materici – diventano testimonianza di metamorfosi, tracce che rimandano a storie di usi e riusi. Le opere di Buga parlano con voce di legno e di carta: segni infiniti, incisioni, relitti preziosi che raccontano come la città si sedimenta e si rinnova. Nei suoi lavori la trasformazione è una mano che ricuce la superficie
della memoria urbana.

Hongtao Zhou

Hongtao Zhou è artista e designer interdisciplinare la cui ricerca intreccia scultura, installazioni sitespecific, tecnologie (inclusa la stampa 3D) e riflessioni sulle trasformazioni urbane; il suo progetto “Textscapes” e altre installazioni sono stati esposti in contesti internazionali, tra cui Biennale e centri d’arte. Le opere materiche e i Textscapes di Zhou traducono testi, dati e dinamiche urbane in paesaggi architettonici: la trasformazione diventa materia narrata, sequence di forme che evocano
la crescita rapida, la densificazione e l’alchemia dei tessuti urbani. Nei suoi lavori la città è testo e corpo insieme. Zhou plasma la parola in skyline: i suoi paesaggi di testo sollevano il racconto delle metropoli e lo convertono in materia. Queste sculture invitano a leggere la città in verticale — come se le storie che la abitano potessero diventare grattacieli di senso.

Fabrizio Bellanca – FAB

Il primo approccio di Fabrizio Bellanca con l’arte avviene già nel 1989, quando si accosta alla tecnica dei graffiti metropolitani e del writing, intervenendo sulla tela con colori forti e forme geometriche astratte. Bellanca ama sperimentare, utilizzare nuovi materiali, ed introduce nelle sue opere la resina applicata a gocce, che conferisce un effetto lucidissimo, bagnato, che esalta i colori. Sul finire degli anni novanta si accosta all’action painting, che realizza ad olio su superfici materiche. Le sue opere spaziano dal figurativo all’astratto, in una continua ricerca di nuove tecniche e forme espressive.