Spazio Arte Tolomeo – Giovanni Manzoni | ESSENZA ANIMALE – Angelo Orazio Pregoni | REMOVAL

Spazio Arte Tolomeo presenta a Milano la mostra ESSENZA ANIMALE di Giovanni Manzoni, a cura di Michela Ongaretti. In concomitanza con la vernice verrà presentata la performance sinestetica di Angelo Orazio Pregoni REMOVAL preSsenza animale, con la partecipazione del designer Marco Ventura.

Giovanni Manzoni
ESSENZA ANIMALE
 A cura di Michela Ongaretti
Press preview 15 maggio 2019 ore 20,30
Per il pubblico 16 MAGGIO 2019 ORE 20,30
Spazio Arte Tolomeo, via Ampère 27, Milano
REMOVAL
preSsenza animale
performance in un atto
Spazio Arte Tolomeo
16 maggio 2019 ore 20.30
PRESS PREVIEW 15 MAGGIO ORE 20,30

L’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga è Presenza,

il creatore di profumi e performer sinestetico Angelo Orazio Pregoni, l’Invisibile come l’odore,

il designer Marco Ventura con le sue lampade-scultura è Materia

A cura di Michela Ongaretti

La visione della performance è da riservarsi ad un solo pubblico adulto

In occasione della mostra Essenza Animale di Giovanni Manzoni lo Spazio Arte Tolomeo presenta la performance Removal- preSsenza animale, seguendo la vocazione della galleria di fare dialogare diverse discipline artistiche.

Pittura, azione scenica e arte del profumo saranno coprotagoniste in un crescendo panico, evocativo della forza vitale e straniante della creazione, dove vista olfatto e tatto saranno coinvolti all’unisono.

Il buio prima di un fulmine che squarcia la mente. L’idea, quella che porta al concepimento di un processo di creazione, di unione alchemica degli ingredienti: per qualcuno è la mano che disegna una metamorfosi invisibile ai più, per altri è la composizione di un profumo che è memoria, per altri ancora la materializzazione di un oggetto da componenti inusuali.

Removal è atto simbolico della presenza animale nel suo nascondersi nell’uomo, a partire dai dieci lavori di Manzoni in mostra, riflessioni sulla natura umana attraverso il corpo femminile, che nel suo relazionarsi allo spazio tende ad assumere sembianze di pesce o uccello. Pregoni risponde alla chiamata del selvaggio per pro-vocare un rituale di passaggio, mettendo in discussione la necessità dell’apparire razionale, distruggendo con i suoi gesti il confine tra umano e animale, fino all’inclusiva rivelazione finale di vista e olfatto congiunti.

Tre luci direzionate: due forgiano l’universo dei due artisti, una favorisce l’epifania del misterioso soggetto ispiratore, emblema della contraddizione, il corpo femminile.

La liturgia pagana è alchimia che spoglia, idealmente e concretamente, per ricomporre l’identità di presenza ed essenza in un oggetto d’arte. La luce prende forma sulle sculture di Ventura e sulla grande danza disegnata di Manzoni solo dopo un’altra oscurità, solo dopo che i partecipanti al sacrificio del raziocinio scopriranno, per mimesi con l’azione creativa, il più antico dei sensi per orientarsi.


ESSENZA ANIMALE
disegni di Giovanni Manzoni
Spazio Arte Tolomeo 16-28 maggio 2019
“ E così essi passavano nudi, senza evitare gli sguardi
né di Dio né degli angeli, in quanto
non pensavano il male; passavano
la mano nella mano, la coppia più bella che mai
si sarebbe incontrata più avanti in abbraccio d’amore ”.
da Il paradiso perduto di John Milton

Dopo il peccato originale, la vestizione. Dopo la vestizione e il pudore, la civiltà moderna: che stavolta ci spoglia, dei peli, dell’odore, del nostro originale essere animali.Animali si, ma razionali, al punto di dimostrare la superiorità del raziocinio anche nell’apparire. E poi?

La separazione dal mondo naturale, il sonno dell’essenza animale, ha generato mostri. Non mangeremmo i nostri simili, se li considerassimo tali, non uccideremmo per ottenere vestizione da altre pellicce, se accettassimo di condividere lo stesso biologico adattamento all’ambiente. Ed ecco che la rivoluzione è salvaguardare ciò che ci sembrava civile distruggere, da cui ci sembrava razionale dividerci per dominare la Terra.
Forse non è auspicabile tornare indietro, riacquistare innocenza e fragilità. Ma il segno dei tempi postmoderni, (e quale epoca non è postmoderna dopo varie atrocità e una Storia che pare aver mostrato già tutto il concepibile), è la presunzione di reimpastare diverse visioni in una, andare a caccia di una continuità. La continuità inafferrabile nella nostra essenza.
Continueremo per sempre a domandarci chi siamo.

Nell’era dell’immagine le domande sono poste dall’arte più che dalla filosofia. E l’arte racconta la sua epoca in maniera più efficace quando pare meno attuale. La maestria del disegno sembra ancora anacronistica per l’arte contemporanea, a meno che non si veda il suo prodigio funzionale nell’architettura, nel design, nella tecnologia in generale. Il genio aiuta a vivere meglio, ad aumentare la fortuna di essere animali, sì, ma razionali, che sconfiggono la Natura cosiddetta matrigna.

Giovanni Manzoni è un disegnatore schietto, che guarda le contraddizioni dell’uomo con una semplice matita. Ama guardare i sogni disillusi della nostra civiltà attraverso una visione trasversale, con le sue iconografie religiose a cui ha dedicato un ciclo di lavori nel 2013, ma non rinuncia al dato saliente dall’homo sapiens in avanti, la sua anatomia.
Sul corpo i grandi artisti del passato hanno depositato testimonianze culturali, ad esso hanno delegato il mistero dei simboli. Posture, espressioni del volto, atteggiamenti e movimento, tutto è funzionale alla comunicazione tra esemplari della specie umana, prima ancora dei suoi ornamenti.

Oggi in mostra l’Essenza Animale è senza arroganza evolutiva: in un ciclo di disegni l’artista ricongiunge l’anatomia femminile a quella di pesci e uccelli.
Senza vergogna la specie evoluta ammette l’origine, e ne fa una metafora concreta e carnale. Con un preciso riferimento ad alcuni esemplari esotici, gli ibridi conservano potenziata la loro singola grazia; confrontano
ciò che è necessità profonda e spirituale per l’umano, alla pura e incredibilmente sofisticata conformazione evolutiva nella bestia.

In un’opera la donna si muove attraverso una coreografia che celebra la gioia, ma nel suo lanciarsi nell’aria ricerca nuovo spazio vitale, che non è ancora abbastanza. Cerca di riempire di ossigeno i polmoni e la mente, come un pesce testa di leone a fior d’acqua aspira per un istante, fuori dal consuetudinario sopravvivere. E’ un lusso, un’ eccezione riuscire ad emergere dall’acqua quotidiana.
A volte vorrebbe volare, prepara se stessa al salto contemplando la possibilità. Il suo corpo appare la controparte umana di un piccolo uccello del sudamerica, la sua linea sinuosa si ibrida alla rara coda animale e ne assimila la stabilità del movimento.

Non è un semplice uccello quello ritratto, ma un piccolo prezioso resto della millenaria civiltà Maya. E’ il colibrì. Per Manzoni un animale totem quale entità simbolica di un ideale forse irraggiungibile nella vita, almeno in quella moderna, più che in qualunque altro momento storico o culturale.
E’ il totem dell’equilibrio, ed emblema della felicità attraverso la poetica dell’originario o selvaggio. Ovvero l’élan vital liberato riporta ad un esempio non dionisiaco ma di cristallina perfezione. Infatti il colibrì è l’unico essere che riesce a rimanere immobile in volo, nella stessa posizione: che la stabilità cercata dall’uomo del 2019 sia rappresentata dal più piccolo tra gli uccelli, specie non ancora estinta in grado di ammaliare dai tempi più antichi?

Ad osservare questo dono selvaggio erano e sono gli indios del Sud America. Un altro esempio di civiltà lontano dalla cultura consumistica di oggi, in equilibrio con l’ecosistema, una delle rare comunità originarie che veramente si sono adattate all’ambiente.
Manzoni osserva, attraverso alcuni disegni e lightbox degli ultimi anni, come il loro modo di vivere ricordi quello degli animali stanziati in un luogo: “hanno usato le risorse naturali soltanto per ciò che era loro necessario, si sono sposati con l’ambiente come altre comunità animali, sono quindi l’unico esempio di integrazione completa con la Natura, che rispettano e ammirano al punto da renderla religione con il panteismo. E’ una divinità ogni sua manifestazione”. La dimostrazione di un diverso rapporto con le risorse della Terra, passando dall’integrazione allo sfruttamento, sono le desolanti immagini di mucchi enormi di scheletri di bisonti, con l’arrivo dei coloni.

Depauperare l’ambiente selvaggio, addomesticarlo per consumarlo, anche nel vestirci di indumenti che sono dote naturale per gli animali, non per noi. Togliersi i peli ed indossare pellicce, che sono solo strumento per ottenere calore o aumentare visibilità, per noi.
Per l’indio il piumaggio è inteso come elemento di vestizione, ma condivide la sua stessa comunicazione, il suo codice simbolico di quando apparteneva ad un uccello amazzonico. E la nudità, senza soluzione di continuità si confonde con le piume, perché anche il corpo comunica.
Non c’è vergogna per Adamo ed Eva di fronte agli animali, esiste solo dopo che l’assaggio della Natura diventa colpa davanti a quel Dio che non ne fa parte.

Michela Ongaretti

Spazio Arte Tolomeo, via Ampère 27, Milano

www.spazioartetolomeo.com