ULTRAFISICA – la mostra di Mauro Reggio a Palazzo Merulana
U L T R A F I S I C A
la mostra di Mauro Reggio
a Palazzo Merulana!
Dalle archeologie al Rinascimento e al Barocco fino al post Razionalismo. Dal mondo classico alle grandi opere fantascientifiche della cinematografia mondiale e della comunicazione di massa.
Palazzo Merulana, nato dalla sinergia tra Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, dal 2 Ottobre al 2 Novembre 2025 ospita ULTRAFISICA, la mostra di Mauro Reggio a cura di Valeria Rufini Ferranti con l’organizzazione di Medina Art Gallery e la sponsorship di Marziali Caffè.
Confermaci la partecipazione all’opening, in preview su invito, Mercoledì 1 Ottobre 2025 alle ore 17 per la stampa e alle ore 18 per il pubblico, in Via Merulana 121 a Roma al fine di inserirti in lista.
Citando Giordano Bruno Guerri, l’Avanguardia di Mauro Reggio ricorda quella di D’Annunzio perché “entrambi animati dall’amore per il bello e per la classicità, usando le forme più tradizionali dell’espressione pittorica o poetica, creano nuove forme di Arte”. Notevoli ed iconiche, le opere pittoriche di Mauro Reggio fanno parte delle più prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane ed internazionali. Sono caratterizzate da dettagli che rimandano al fotorealismo americano e da elementi pop, come l’utilizzo di colori distopici, specialmente per il cielo. Più che architetture i suoi paesaggi urbani sono archetipi: la grande tradizione italiana del XX secolo è innovata sulla base delle più recenti riflessioni contemporanee e tecnologiche. Un dialogo attualizzato con le opere della Scuola Romana e del Novecento italiano che costituiscono la Collezione Cerasi a Palazzo Merulana.
In un viaggio da Metropolis a Sant’Elia, fino a Blade Runner, con ritmo e retorica quasi orwelliana, atterriamo su atmosfere polarizzate e modulate da colori a campitura piatta ed azione psichedelica. Con “la capacità geniale di Reggio nella visione istantanea di un Aleph, che gli consente di squarciare il velo del possibile” come evidenziato dalla curatrice Valeria Rufini Ferranti.
Dal 2 Ottobre la mostra sarà visitabile con il biglietto d’ingresso al museo. Info su www.palazzomerulana.it
Contact & info Medina Art Gallery Roma
Via Merulana 220 / Via Angelo Poliziano 4-6, 28-32-34-36
info@medinaroma.com
+39 06 960 30 764
Contact & Info Medina Art Gallery Castelli Romani
Piazza del Mercato 9 / Via Armando Diaz 1
Monte Porzio Catone
info@medinacastelliromani.com
+39 06 275 22 64
| Testo curatoriale della mostra di Mauro Reggio. Di Valeria Rufini Ferranti |
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E’ innegabile come pittura, scultura e architettura – le tre forme d’arte canoniche – siano inscindibili nell’estetica di Mauro Reggio: in particolare, la prima e l’ultima risultano connesse ben oltre le apparenze. Non è un caso se i numerosi estimatori di Reggio sono al contempo ammiratori devoti dell’architettura urbana e di quegli scenari stratificati che dall’archeologia classica fino al post-razionalismo hanno trasfigurato e inciso la memoria visiva di città come Roma e non solo. Cosa c’è dietro il silenzio assordante di piazze e tangenziali, svuotate sì, ma – analogamente alle iconiche Piazze D’Italia di De Chirico degli anni ‘101 – mai vuote? Ci sono gli innumerevoli progetti del grande architetto Sant’Elia, il vero padre dell’architettura moderna, che non vide mai popolare i propri edifici perché troppo futuristico per l’epoca in cui li aveva immaginati; ci sono le influenze sottili ma dirompenti del De Stijl, con le grosse campiture di colori a contrasto sulle facciate delle costruzioni; c’è Le Corbusier con il suo Modulor e un’architettura finalmente tutta a misura d’uomo. Ma c’è di più: c’è la capacità geniale e visionaria di Reggio di intravedere e tramandare un’epifania, la visione istantanea di un Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli2 che gli consente di squarciare il velo del possibile e mostrarci – simultaneamente – presente, passato, futuro, vicino e lontano. Ciascuna inquadratura è il fotogramma a volte distopico ma non sempre straniante di una pellicola in cui il regista-pittore sceglie sapientemente angolazioni e prospettive, conscio di possedere una certa capacità visionaria se non addirittura futuristica. Nelle tele di Reggio si respira un’avanguardia purissima, che non è ribellione concettuale né ricerca spasmodica di novità, bensì è avanguardia di accostamenti, di orizzonti, di forme: è per questo che sono belle le forme, le più belle forme. Tutti concordano su questo, il bambino il selvaggio, il metafisico3. Ed è proprio metafisica, nel suo senso primario di andare oltre, l’abilità dell’artista di immaginare e raffigurare oggi il futuro di domani: stazioni, strade e palazzi, segno tangibile del passaggio dell’uomo, ne anticipano se non già la scomparsa, quantomeno l’assenza. Mauro Reggio porta così a compimento il miracolo dell’architettura umana, poiché, appunto, la rende veramente tale: da scienza la eleva ad arte e come arte la fornisce di una buona dose di téchne, sia nell’esecuzione che nella rappresentazione; ma, più di ogni altra cosa, la fa portavoce di un messaggio ancestrale, la carica di tensioni. Non c’è l’uomo nell’arte di Reggio, ma c’è ciò che egli ha costruito perché durasse, c’è il sentimento più volatile ma più duraturo di tutti: la speranza innata del domani. L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione […] La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere4. |





