Lo Scultore Luciano Navacchia presso la bottega di Sandra e Urbano Fotografi in Corte Dandini

Vetrine d’artista: Luciano Navacchia – Ritornare alle origini per comprendere il presente

Vetrine d’artista: Luciano Navacchia

Ritornare alle origini per comprendere il presente

ll progetto vetrine d’artista torna Sabato 18 ottobre alle ore 11,30 presso la bottega di Sandra e Urbano Fotografi in Corte Dandini e vede protagonista con una minipersonale l’artista Luciano Navacchia, che presenterà per l’occasione sette sculture di varie dimensioni realizzate tra il 2013 e il 2024 e un dipinto.

Si potranno ammirare per un paio di settimane alcune opere mai esposte del Maestro, di cui molte fortemente legate al mondo dell’Egitto. Sculture di metallo assemblato, che esplorano il tema delle origini, che sono radicate nel passato ma che vivono nel presente.

Le opere verranno svelate come da tradizione da Francesca Caldari, critica d’arte e organizzatrice di eventi culturali.

Soggetto dominante per Navacchia, pittore e scultore, è da sempre la figura al femminile, idealmente proveniente da mondi lontani. Per lui fondamentale è la ricerca continua e incessante delle tecniche artistiche più diverse e lo studio del passato per poter accedere e comprendere al meglio il presente.

In questa mini esposizione presenta opere scultoree, realizzate attraverso l’assemblaggio di metalli di riutilizzo. Figure solenni, ideali e simboliche, appartenenti a civiltà perdute, in grado di ricondurre la memoria ai popoli dell’Africa e dell’Egitto ma anche alla figura della donna villanoviana, una donna dagli abiti splendidi e dai gioielli maestosi, con un’identità forte e un ruolo importante all’interno della società. Una donna simbolo.

Si tratta di opere realizzate dall’artista attraverso speciali procedimenti di assemblaggio di materiali metallici sapientemente lavorati e decorati.

Dal 2010 Navacchia si dedica con continuità e strenua volontà di ricerca alla scultura, traducendo plasticamente la figura femminile con materiali di riuso ed originali soluzioni tecniche, riscuotendo un enorme successo di pubblico e di critica.

Le figure di Navacchia sanno esaltare al massimo le loro capacità comunicative nei confronti del pubblico, instaurando fin da subito curiosità sia per il procedimento creativo sia per la grande carica espressiva.

Donne austere, ieratiche, solenni, che paiono approdate nel nostro secolo da scavi archeologici, ma che ad uno sguardo più attento sono in realtà donne calate nella condizione esistenziale del nostro tempo.

L’impianto compositivo è solido, imponente, robusto, solenne, spesso statico, tipico della statutaria classica, così come i valori che la figura femminile riesce ad esprimere e il senso di rispetto che le si deve riservare.

La sua donna, che sia madre, moglie, o figlia, costruita nella terza dimensione ha un sapore arcaico e talvolta sacrale. Navacchia infatti opera un recupero delle radici dell’essere umano ma anche dell’intima introspezione dell’anima.

Luciano Navacchia vive ed opera a Cesena dove è nato nel 1946. Attivo come pittore a partire dalla fine degli anni ’60 nel fervido ambiente artistico cesenate, Navacchia ha maturato un suo personale linguaggio espressivo nell’ambito della nuova figurazione italiana. Allestisce la sua prima mostra personale a Rimini nel 1969. La sua pittura, inizialmente, è influenzata dalla dominante realista della cultura figurativa cesenate, affrontando temi d’impegno sociale e riguardanti la condizione esistenziale dell’uomo nella realtà del suo tempo, con un linguaggio pittorico di marca espressionista, dai tratti cupi ed esasperati. Agli inizi del 2010 Navacchia ha avviato un percorso del tutto originale come scultore, rinnovando il proprio successo con mostre antologiche in ambito emiliano romagnolo. A Cesena una sua opera è presente alla Biblioteca Malatestiana e una nella Sede di Cesena Fiere. Inoltre due sculture di grandi dimensioni sono conservate a Pieve di Cento al Museo Magi 900’. Tra i più interessanti cicli tematici di Navacchia scultore sono da considerare quelli che ripropongono le antiche civiltà mediterranee a confronto con la realtà odierna e nei quali specialmente la figura della donna assume un ruolo dominante come valenza totemica, simbolica, allegorica del procedere della nostra civiltà fino alla più stretta attualità. L’interesse della critica ha riguardato sia il particolare medoto officinale adottato dall’artista mediante l’assemblaggio e la lavorazione di elementi metallici di recupero, sia i soggetti affrontati, fra i quali anche quelli inerenti la cosiddetta Arte Sacra. Tra le mostre personali e collettive se ne annoverano in 50 anni di carriera oltre 300, tra le quali vanno menzionate, Bari, Caserta, Mantova, Monza, Padova, Roma, Savona, Venezia, quelle in numerose città siciliane e in diverse capitali europee.