Benvenuto Benvenuti – L’architetto e il paesista – I nuovi orari a Collesalvetti

La Pinacoteca Comunale Carlo Servolini 

annuncia la variazione degli orari di apertura della mostra 

“Benvenuto Benvenuti: l’architetto e il paesista: Trapunti gemmati di simboli iniziatici tra Liberty, Utopia e panteismo”

NUOVI ORARI:

tutti i giovedì, ore 15.30-18.30

Aperture su prenotazione per piccoli gruppi (almeno 6 persone: tel. 392 6025703)

Promossa e organizzata dal Comune di Collesalvetti, la mostra è ideata e curata da Francesca Cagianelli, con l’obiettivo di approfondire in termini esponenziali l’indagine della stagione divisionista e simbolista nella Livorno primonovecentesca, letteralmente sedotta dalle teorie ideiste di Vittore Grubicy de Dragon e dall’esoterismo del belga Charles Doudelet.

In programmatica sintonia con la triade espositiva, avvalorata sulle testate della stampa nazionale, costituita dalla rassegna internazionale “Dans le noir. Charles Doudelet e il simbolismo a Livorno” (30 settembre 2021 – 20 gennaio 2022), dall’inedita iniziativa monografica dal titolo “La Beata Riva. Gino Romiti e lo spiritualismo a Livorno. Protagonisti e Cenacoli tra la Scuola di Guglielmo Micheli, il Caffè Bardi e Bottega d’Arte” (5 ottobre 2022 – 16 febbraio 2023) e dalla prestigiosa impresa di riscoperta dedicata a Serafino Macchiati, “Serafino Macchiati: Moi et l’autre. Le frontiere dell’impressionismo tra euforia Belle Epoque e drammi della psiche  (9 novembre 2023 – 29 febbraio 2024), si è inteso riasserire convintamente la mission della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, votata alla rivalutazione del filone visionario ed esoterico della cultura figurativa labronica tra ‘800 e ‘900.

Con questa nuova mostra l’Amministrazione Comunale di Collesalvetti intende incrementare l’esito eccellente della mostra appena conclusa, visitata da un pubblico nazionale e internazionale, ribadendo le straordinarie potenzialità della nuova prestigiosa sede di Villa Carmignani, già riconosciuta all’unanimità quale prezioso scrigno espositivo.

Prosegue inoltre con questa mostra lo scandaglio documentario e storiografico di latitudine nazionale e internazionale, avviatosi sul nostro territorio, con la pionieristica mostra “Benvenuto Benvenuti. Dal vero al Simbolo” (Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori”, Villa Mimbelli, 4 ottobre 2001-6 gennaio 2002), curata da Segio Rebora, e con il prezioso volume di Giuseppe Argentieri, “Benvenuto Benvenuti. Parole in libertà. Pagine sparse, riflessioni e poesie” (Pontedera 2024), da ritenersi tappe fondamentali nell’ambito della revisione storiografica della temperie culturale e figurativa livornese dei primi due decenni del XX secolo.

Giocano dunque a vantaggio dell’individuazione di un ruolo egemonico di Benvenuto Benvenuti nell’entourage della cosiddetta “sinistra” dell’arte livornese, tanto l’esclusivo canale di comunicazione intrapreso con Vittore Grubicy, quanto il sodalizio instaurato con Charles Doudelet e, infine, l’amicizia strategica coltivata con uno dei più significativi “Italiens de Paris”, quale appunto l’appena celebrato Serafino Macchiati.

Consacrato addirittura negli anni Venti, in coincidenza di alcune prestigiose iniziative espositive, nei termini di una sorta di iniziatico mentore di un’estetica spiritualistica ed elitaria, Benvenuti sarà classificato dal letterato Gustavo Pierotti Della Sanguigna – anch’egli affiliato della scuderia grubicyana e portavoce labronico di una dilagante infatuazione dannunziana – nei termini di “Pittore Architetto”, la cui “Casa di Meditazione” si configura quale meta privilegiata di ardori visionari, dove “il sentimento della vanità di questo mondo transitorio e del suo vivere caduco troverà certamente ancora accordi eroici e pacati, in grazia a’ quali, l’animo irrobustito si abbandonerà con gioia serena alle attrattive del mistero degli abissi” (G. Pierotti Della Sanguigna, “Di un Pittore Architetto. Benvenuto Benvenuti”, edizioni di “Bottega d’Arte”).

Sarà Valentino Piccoli, giornalista e scrittore napoletano, adepto anch’egli del verbo grubicyano, ad avvalorare nel 1933, tra le righe dell’introduzione al catalogo della mostra personale dell’artista, edito dalle Officine Grafiche C. Chiappini, la parabola stilistica di Benvenuti nella chiave di “un’immediata intuizione spirituale”, come nel caso di “Templum Artis” e, soprattutto, della “Casa del geometra”, definita quest’ultima “singolare enigma trascendentale, in cui si esprime l’essenza plastica e lineare delle forme geometriche, che costituiscono il ritmo e il substrato degli aspetti sensibili del creato”.

Si susseguono quindi, nell’articolato percorso espositivo della mostra colligiana, la prima in assoluto assoluto dedicata esclusivamente alla produzione disegnativa e incisoria di Benvenuto Benvenuti, rarità di straordinario valore stilistico e documentario, quali i due bozzetti ad acquarello raffigurati nelle cartoline inviate nel 1918 a Maria Stella Benvenuti – uno dei quali identificato dallo stesso Benvenuti nei termini di “Un modello da tappeto”, ma da ritenersi vera e propria divagazione in margine al decorativismo klimtiano – così come inedite testimonianze fotografiche destinate a supportare l’ipotesi di un ulteriore ampiamento del catalogo dei finora noti disegni architettonici dell’artista.

Imponente, sotto il profilo dell’impegno stilistico, della rarità iconografica e dell’internazionalità culturale, risulta il nucleo dei disegni inediti conservati presso Fondazione Livorno – provenienti dalla donazione di Giuseppe Argentieri – selezionati in anteprima per l’occasione espositiva colligiana, che confermano la prolungata riflessione dell’artista in margine al linearismo liberty metabolizzato nel corso del tirocinio presso la Ditta Quarti, il decorativismo secessionista (da Joseph Hoffman a Joseph Olbrich) e l’utopia visionaria dei cosiddetti “architectes idéistes” della fine del XIX – in primis François Garas ( 1866 –  1925), Gabriel Guillemonat (1866-1945),  e Henri Provensal (1868 – 1934) – per poi approdare a quella concezione romantica dell’architettura neogotica varata da Friedrich Schlegel, che lo spinse verso” sviluppi e teorie d’una più inconsueta cristallizzata musica”, fino a ideare veri e propri “trapunti gemmati di simboli iniziatici” (Viezzoli 1942).

A latere di tali riflessioni si dispiegherà l’intero corso dell’indagine paesaggistica di Benvenuti, attestata in mostra da alcune acqueforti e tecniche miste di eco virgiliana e di risonanza panteistica, i cui highlights si rinvengono in capisaldi quali “La casa etrusca”, il cui “accordo  profondo di lontanissime arcaicità” suggerisce inedite soluzioni alla ricerca di una monumentalità perseguita “con estrema semplicità di mezzi compositivi”.

Tra gli esiti più drammatici di tale iconografia panteistica la mostra colligiana propone uno dei capolavori intitolati alla raffigurazione del mulino, dal titolo “La ruota del mulino” (1924 ca.) esposta nella monografica del 2001/2002, in bilico tra rappresentazione naturalistica, substrato simbolista e proiezione spettrale, drammatizzata da auree rembrandtiane e caravaggesche, tanto da evocare “l’allegoria d’un’anima disperata, di chi meditando la soppressione di sé, ponga il piede sul rasoio della  soglia tra la vita e la morte”.

Ed è proprio questa costante sensazione del limen che sembra albergare nel substrato della più intima ispirazione benvenutiana, come conferma l’inedito disegno conservato presso Fondazione Livorno ed esposto per la prima volta a Collesalvetti, dal titolo “Varcando la soglia immortale del Mistero e dell’Eternità”, a testimoniare la compiuta parabola di identificazione dell’artista in una sorta di “Guardiano del Soglio”.

A coronamento di una tale stupefacente mole di documentazione iconofragica e archivistica, ancora inedita e per di più di incalcolabile quoziente scientifico ai fini dell’integrazione di una personalità, quale quella di Benvenuti, ancora sfuggente nei suoi proteiformi addentellati con i movimenti teorici e filosofici dell’esoterismo europeo, si segnala la centralità dell’avvincente incunabulo esoterico, La Clèf des Grands Mystères, 1861 (trad. it. La chiave dei grandi Misteri, Atanor) dell’esoterista francese Alphonse Louis Constant, noto anche con lo pseudonimo di Éliphas Lévi (Parigi8 febbraio1810 – Parigi31 maggio1875).