Francesca Ghelarducci e il suo Angelo Caduto a O Famo STrano la collettiva della Melograno Art Gallery di Livorno

Francesca Ghelarducci e l’Angelo Caduto a – O famo strano – Melograno Art Gallery – Livorno

Francesca Ghelarducci

O famo strano

“Arte a ruota libera”

Melograno Art Gallery – Livorno

30 ottobre – 5 novembre 2025

vernissage sabato 1 novembre ore 18

Con Il lago di Geenna (L’Angelo caduto), Francesca Ghelarducci affronta un tema di forte tensione simbolica e interiore, distanziandosi dalle atmosfere più delicate e narrative che caratterizzano altri suoi lavori. Qui la figura domina la scena come un’icona tragica, sospesa tra l’umano e il divino, imprigionata in un paesaggio di fuoco e pietra. L’angelo, alato e seminudo, siede su una roccia, incatenato ai polsi e alle caviglie, la corona d’oro tra le mani: segno di una regalità perduta, ma anche residuo di una fierezza che non si spegne.

Ghelarducci interpreta il mito di Lucifero non come allegoria religiosa, ma come condizione universale dell’essere umano: la caduta, il desiderio di superare i propri limiti, la consapevolezza dolorosa di averli infranti. Il suo angelo non è mostro né vittima, ma figura di transizione, scissa tra rimpianto e orgoglio, tra la luce che ancora lo abita e le ombre che lo circondano. L’artista ne coglie la tensione interiore attraverso un linguaggio pittorico di grande energia: i colori si fanno incandescenti, i rossi e gli aranci si mescolano ai neri e ai grigi metallici, come lava che si raffredda.

La composizione è costruita su un equilibrio precario e teatrale: la figura emerge quasi in rilievo sul fondo tumultuoso, modellata da una luce radente che ne esalta la potenza anatomica e la fragilità emotiva. Ogni elemento — le catene, le ali, la roccia, la corona — diventa parte di un racconto simbolico che si legge come un monologo muto. È il momento sospeso tra la caduta e la resa, tra la consapevolezza e il rimorso.

Nel “lago di Geenna”, luogo immaginario e insieme mentale, si riflette il magma interiore dell’angelo, ma anche quello dell’artista, che indaga la natura del limite, del desiderio e della libertà. In questa visione, il male non è più semplice contrapposizione alla luce, ma la sua necessaria ombra. La pittura di Ghelarducci si fa così esperienza drammatica e meditativa, dove il corpo diventa simbolo di una tensione spirituale, e il colore, da veicolo estetico, si trasforma in materia viva del tormento.

Il risultato è un’opera di intensa suggestione, capace di unire la forza del mito alla profondità del sentire contemporaneo: un angelo caduto che, anche incatenato, continua a brillare di una luce inquieta e irriducibile.

Maria Teresa Majoli, ottobre 2025

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Melograno Art Gallery

Livorno, via Marradi 62/68

Orario:
10/12.30 e 16/20. Domenica e festivi 10/12.30 e 17/20.
Chiusi il lunedì mattina.