A POSTCARD FOR FLOYD – Un progetto di Giangiacomo Rocco di Torrepadula (GG)

A POSTCARD FOR FLOYD

A Blind Sight Story

Un progetto di Giangiacomo Rocco di Torrepadula (GG)

a cura di Luca Panaro

in collaborazione con Chiara Ferella Falda e Pier Paolo Pitacco

con il contributo di FONDAZIONE CARIPLO

ASSAB ONE

via privata Assab, 1 – 20132 Milano

dal 25 maggio al 18 giugno 2023 

Orari: da mercoledì a domenica ore 11.00-19.00 (escluso weekend 2-4 giugno)

Opening giovedì 25 maggio ore 18.00-21.00

(ingresso gratuito con tessera Assab One)

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La Mostra + il libro edito da SKIRA

Una mostra e un libro edito da Skira raccolgono, oltre all’artwork di GG “I can’t breathe”, circa 400 cartoline, piccole grandi opere d’arte realizzate da persone comuni e nomi noti fra cui Oliviero Toscani, Cristiana Capotondi, Gad Lerner, Carlo Verdelli, Riccardo Chailly, Fondazione Pistoletto, Ercole Pignatelli, Giulio Cappellini, Italo Rota e Margherita Palli, Maurizio De Giovanni, i musicisti Max Casacci-Subsonica, Andy-Bluvertigo, Fabio Treves, il rapper Amir Issaa e il writer Flycat, Emilio Giannelli, Beppe Giacobbe, e tanti altri.

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Dall’alto, da sinistra a destra: Oliviero Toscani | Galleria Continua/Cittadellarte – Fondazione Pistoletto |  FLYCAT | Andy_bluvertigo 

Apre a Milano dal 25 maggio al 18 giugno 2023 negli spazi di Assab One la mostra “A Postcard for Floyd. A Blind Sight Story“, nata da un’idea di Giangiacomo Rocco di Torrepadula e a cura di Luca Panaro, in collaborazione con Chiara Ferella Falda e Pier Paolo Pitacco, realizzata con il contributo di Fondazione Cariplo. Un progetto di mail art partecipativo che parte da una riflessione sulle neuroscienze

comportamentali per combattere il pregiudizio, in primis razziale, attivando attraverso l’arte e il processo

creativo i canali del ragionamento.

Il 25 maggio 2023, data di inaugurazione della mostra, segna l’anniversario dei tre anni dalla morte di

George Floyd. Quella morte così ingiusta e disumana, filmata e fotografata da testimoni che ne hanno diffuso le immagini sul web, ha risvegliato l’indignazione e la consapevolezza popolare, dando il via a quello che può essere il più grande movimento sociale di protesta nella storia degli Stati Uniti, Black Lives Matter.

Proprio vedendo quelle immagini, Giangiacomo Rocco di Torrepadula ha istintivamente scattato una

sequenza fotografica di una candela privata della sua fiamma: 9 fotografie per ciascuno di quei drammatici minuti. Una fiamma che si spegne gradualmente; prima rimane il fumo a disegnare una traccia di quella presenza, poi tutto scompare nel nero profondo dell’immagine, a rappresentare uno stato d’animo legato all’episodio della morte di Floyd che qui diventa universale.

A partire da questo lavoro fotografico, con lo scopo di generare una riflessione corale sul problema del

razzismo, l’artista ha quindi avviato un più ampio progetto di mail art partecipativo spedendo circa 600

cartoline, che da un lato mostrano uno scatto della sequenza della candela, e chiedendo ai destinatari di

restituirgli una frase, un disegno, un’immagine, qualunque idea o emozione che quella fotografia potesse

suggerire loro.

Celeste Lombardi

La reazione è stata sorprendente, hanno risposto all’appello centinaia di persone: personaggi famosi, creativi affermati, artisti, nomi del mondo dell’arte e della cultura, poeti, scrittori, esponenti di punta della comunità nera e gente comune. Sono tornate in risposta circa 400 cartoline piene di sentimenti, pensieri, riflessioni intime, disegni, segni grafici, collage con stralci di poesie e fotografie, persino QR code che rimandano a composizioni musicali e video, realizzate con una varietà di mezzi espressivi differenti.

Un archivio di piccole grandi opere d’arte dedicate a George Floyd e a ciò che la sua morte ha rappresentato, tutte esposte per la prima volta in mostra ad Assab One e raccolte in un volume edito da Skira, di contestuale pubblicazione, entrambi a cura di Luca Panaro, in collaborazione con Chiara Ferella Falda e Pier Paolo Pitacco.

Tra i nomi noti che hanno partecipato i fotografi Oliviero ToscaniMaurizio GalimbertiMario CresciFrancesco Cito; gli attori Cristiana CapotondiGiuseppe Cederna; i musicisti Max Casacci (Subsonica)Andy (Bluvertigo)Fabio Treves; i giornalisti Gad LernerCarlo VerdelliMichele Buono; i curatori Denis CurtiFortunato D’AmicoRoberto Mutti; lo scrittore Maurizio De Giovanni; gli artisti Ercole PignatelliMax Marra Fondazione Pistoletto; il rapper Amir Issaa e il writer FLYCAT; gli architetti Giulio CappelliniItalo Rota e Margherita PalliIlaria Marelli; il direttore d’orchestra Riccardo Chailly; gli illustratori Emilio GiannelliBeppe GiacobbeSandro Fabbri e tanti altri ancora. A corredo delle cartoline sono inoltre presenti i saggi di alcuni attivisti ed esponenti di punta della comunità nera quali Luisa Wizzy Casagrande (Metissage Sangue Misto founder), Rahma Nur (poetessa), Angelica Pesarini (University of Toronto), Adama Sanneh (CEO Moleskine Foundation).

Dall’alto, da sinistra a destra: Sandro Iovine Giulio Cappellini | Beppe Giacobbe |  Italo Rota & Margherita Palli 

La genesi del progetto

 

Il progetto di Giangiacomo Rocco di Torrepadula scaturisce artisticamente con la sequenza di fotografie scattate a seguito della drammatica morte di Floyd, ma nasce tuttavia da un’intima riflessione già in atto dell’autore che, scoprendosi con un atteggiamento inaspettatamente razzista in occasione di un incontro casuale con un homeless nero a San Francisco, ha deciso di iniziare un’indagine su sé stesso.

Avendo lavorato per vent’anni nel mondo della salute prima di dedicarsi esclusivamente all’arte, Giangiacomo Rocco di Torrepadula decide di cominciare a studiare le neuroscienze comportamentali per capire dove nascono le paure nel nostro cervello, come si forma il pregiudizio, e come possa sfociare nel razzismo. Nasce da qui una ricerca inedita che va successivamente a incontrare la forma dell’arte per esprimere in maniera multidisciplinare una più ampia e articolata riflessione sul razzismo.

Partendo dal presupposto che la parte pre-frontale del cervello va allenata per vincere sulla parte ancestrale, il progetto si basa infatti su tre cardini: l’uso dell’arte per indurre una riflessione attivando i canali del ragionamento; parlare di violenza senza mai mostrarla perché vedere la violenza attiva l’amigdala – che ha un ruolo chiave nella gestione delle ansie e delle paure – generando altra violenza; utilizzare un mezzo lento e riflessivo come la cartolina, che resta sul tavolo di chi la deve compilare, fisicamente presente, visibile, diventando un richiamo che spinge ad una riflessione intima e ragionata. Perché nessun modo virtuale avrebbe la stessa forza. Il tutto chiamando una riflessione corale, per ampliare la forza del messaggio.

L’ambizione complessiva del progetto di Giangiacomo Rocco di Torrepadula è quella di promuovere un movimento di consapevolezza e di azioni positive in ambito culturale, artistico e sociale sul tema del pregiudizio.

Dall’alto, da sinistra a destra: Roberto Mutti Marta e Nicola Manzoni Gaia Panina | Simona Cozzupoli

CONTATTI:

-Giangiacomo Rocco di Torrepadula (Autore) gg@giangiacomorocco.com

-Chiara Ferella Falda (Produzione e Coordinamento) chiara@chiaraferellafalda.com

– Alessandra de Antonellis (Ufficio Stampa)  ddlarts@ddlstudio.net

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